OSCAR 2018: TRA DIVERSITÀ E UGUAGLIANZE

 Don’t panic! Ci sono ancora persone bianche a fare il cinema

di Irene Pasini

Quella che si è appena conclusa è senza dubbio l’edizione degli Oscar che più ha celebrato la diversità, sia attraverso i premi che con altri gesti simbolici: da Wes Studi che sul palco parla Cherokee, alla regista del corto Silent Child che ringrazia nella lingua dei segni, o ancora ai due premi al cartoon Coco.

È la notte del red carpet che ha visto vincere, in barba ai raccomandati di Cannes e Venezia, A Fantastic Woman come miglior film straniero, pellicola con protagonista una donna trans. Una 90sima edizione contraddistinta da una forte prevalenza del tema immigrazione e una grande presenza di persone di colore (tanto che la presentatrice Tiffany Haddish ha sentito il bisogno di rassicurare ironicamente la sala, che due anni fa era stata accusata di whitewashing, sulla presenza anche di persone bianche negli studi), oltre che una forte preponderanza di presentatrici donne.

Il mandato è chiaro fin dall’inizio ma viene di fatto esplicitato da Anna Sciorra, Ashley Judd e Salma Hayek per il movimento Time’s Up, che hanno ricordato come in questi mesi “molti hanno detto la loro verità e lentamente una nuova strada è emersa: nuove e differenti voci che insieme, finalmente, possono dire Time’s Up“. Hayek si è augurata che i prossimi 90 anni possano essere di “diversità e uguaglianza”.

Il tutto è continuato con l’intervento della premiata migliore attrice Francis MacDormand, che ha chiesto a tutte le donne che fanno cinema di alzarsi: “Guardatevi intorno: tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”.

L’atmosfera svela però anche un altro grosso tema collegato alla diversità, che è quello dell’amore senza troppi confini. A evidenziarlo per la prima volta è Daniela Vega, cantante lirica e prima donna trans a presentare un premio oscar, che apre l’esibizione della canzone Mistery of Love con un inno al primo amore, perché, come ci ricorderà poco dopo James Ivory nel ritirare il premio per migliore sceneggiatura non originale del nostro Chiamami col tuo nome: “Gay o etero, siamo tutti usciti indenni dall’esperienza del primo amore”.

Ed è proprio con questa aria malinconica, di rivalsa ma al tempo stesso di romanticismo che, non a caso, a rubare il telefonato Oscar di Tre Manifesti è la favola di Guillermo Del Toro The Shape of Water. Oltre i generi, oltre le etnie, oltre le razze. “The greatest thing our art does, and our industry does, is erase the lines in the sand. We should continue doing that”, ha dichiarato Guillermo Del Toro.

Di seguito i vincitori e le vincitrici degli Oscar 2018:

Miglior attore non protagonista:

Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior attrice non protagonista:

Allison Janney, Io, Tonya

Miglior film d’animazione:

Coco

Miglior documentario:

Icarus

Miglior film straniero:

A Fantastic Woman

Miglior cortometraggio documentario:

Heaven is a Traffic Jam on the 405

Migliori costumi:

Il filo nascosto

Miglior trucco e acconciature:

L’ora più buia

Migliore scenografia:

La forma dell’acqua

Miglior cortometraggio:

The Silent Child

Miglior montaggio sonoro (sound mixing):

Dunkirk

Miglior effetti speciali (visual effects):

Blade Runner 2049

Miglior sonoro (sound editing):

Dunkirk

Miglior cortometraggio animato:

Dear Basketball

Miglior montaggio:

Dunkirk

Miglior sceneggiatura non originale:

Chiamami col tuo nome

Miglior sceneggiatura originale:
Get Out

Miglior fotografia:

Blade Runner 2049

Miglior colonna sonora originale:

La forma dell’acqua

Miglior canzone:

Remember me, da Coco

Miglior regia:

Guillermo del Toro, La forma dell’acqua

Miglior attore protagonista:

Gary Oldman, L’ora più buia

Miglior attrice protagonista:

Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film

La forma dell’acqua

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *