Vladimir Luxuria: tra sport, Salvini e gestazione per altri

Ambasciatrice degli Eurogames di Roma, ex deputata, donna trans: «Giù le mani da Semenya»

di Irene Moretti

A Pierre De Coubertin, fondatore delle Olimpiadi moderne, viene attribuita la frase: «L’importante non è vincere, è partecipare». Peccato che già dalla prima Olimpiade anche solo partecipare non fosse semplice. Se prima le grandi escluse erano le donne, negli anni a venire, e ancora oggi, a intere categorie di persone è negata la partecipazione agli eventi sportivi, di ogni ordine e grado. Ci sono Paesi nei quali alle donne viene ancora vietato di gareggiare, e Paesi dove l’orientamento sessuale costituisce un ostacolo ben più alto dei 110 centimetri delle piste di atletica. Se sei una persona trans o intersex, la storia può diventare ancora più complessa. 

Gli Eurogames, la cui inaugurazione è stata giovedì 11 luglio, nascono per questo. Per la prima volta in Italia, a Roma, atlet* di ogni nazionalità si sfideranno in sport di squadra e individuali. Gli Eurogames sono un evento sportivo creato dalla comunità gay e lesbica europea, su licenza della European Gay and Lesbian Sport Federation (Federazione sportiva europea gay e lesbica) e organizzati da uno o più club appartenenti alla Federazione. 

In occasione della cerimonia di apertura abbiamo incontrato Vladimir Luxuria, donna trans, ex parlamentare di Rifondazione Comunista e storica attivista del movimento, nonché ambasciatrice dell’edizione 2019 degli Eurogames. 

Vladimir, perché sono importanti gli Eurogames? Quanto lo sono per l’Italia e quanto per Roma?

Intanto sono molto importanti per me. Ho caldeggiato tantissimo la candidatura di Roma ed ero a Glasgow lo scorso anno quando ci siamo aggiudicati l’edizione 2019. Ero felicissima. Perché sono importanti per me? Ricordo che avevo quindici anni e l’ora di ginnastica era un tormento. Era una classe formata solo da maschietti. Loro dovevano dimostrare di essere virili e io, invece, che ero effemminata, ero dileggiata e insultata. Quando lasciavo le scarpe in spogliatoio ci facevano pipì dentro. Ho odiato l’educazione fisica e ho odiato lo sport per tantissimo tempo. Col tempo, ho riacquistato l’amore per il mio corpo e l’amore per lo sport. Ne faccio tanto e pratico tante discipline: corsa all’uomo, lancio della borsetta [ride, ndr]… Ma a parte gli scherzi: essere qui oggi significa che lo sport può assolvere alla sua funzione fondamentale, l’inclusione. Se sei donna non devi essere esclusa. Sembra una banalità, ma fino a poco tempo fa in quant* sapevano che esisteva una nazionale femminile di calcio? Ci sono posti nel mondo dove le donne non possono fare sport. Sono escluse. Se hai una particolarità fisica non devi essere esclus*: questa è stata una grande lezione delle Paralimpiadi. E oggi gli Eurogames insegnano che anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere non devono essere motivo di esclusione dallo sport.

E il caso dell’esclusione di Caster Semenya? Come si può risolvere questa vicenda?

Caster Semenya non sta facendo doping. Il suo dosaggio di testosterone è una condizione naturale, come per chi fa pallavolo essere un po’ più alto degli altri. Io di certo non chiedo di segare le gambe a uno che è più alto. Penso che non sia giusto chiedere o obbligare chiunque a prendere dosi di testosterone o a assumere farmaci per diminuirlo per poter competere in una gara. Innanzitutto sarebbe contrario a un nostro dettame costituzionale, secondo il quale nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario. È un messaggio devastante perché significa affermare che lei è sbagliata e che per tornare a livelli di normalità deve sottoporsi a un trattamento sanitario. Quindi lo sport è sicuramente fisico, ma è anche qualcosa di psichico e lei, poiché è così e vuole rimanere così, deve avere tutto il diritto di poter gareggiare con tutte le altre.

In Italia c’è un’esplosione di sessismo. Chi sta al governo ha delle responsabilità?

Sì, purtroppo. Il caso di Carola (Rackete, ndr) insegna. Quando sei ministro o vicepremier devi sapere che le tue parole hanno un peso. Definire «criminale sbruffoncella» una donna legittima tutta una serie di odiatori – parola che preferisco a hater, che fa un po’ figo – che poi vomitano tutto il loro sessismo su questa donna.

Come fece in passato anche uno come Grillo, ricordiamolo: pure lui ha usato un linguaggio sessista. Bisogna combattere il sessismo da qualunque parte esso arrivi.

Nella comunità LGBT+ sta prendendo piede, in Italia e all’estero, una componente sedicente femminista trans-escludente. Cosa succede?

L’antidoto a questa situazione è sapere che uniti si vince. Uniti ci facciamo forza. Purtroppo c’è una tentazione di separare: lesbiche da un lato, gay dall’altro e trans in un altro ancora. Io dico che, su alcuni temi fondamentali come le lotte per i diritti civili e per il superamento dei pregiudizi, dobbiamo essere più uniti. 

Tipo?

Il problema che oggi non è più dato il testosterone agli FtM: è chiaro come sia qualcosa che riguarda una soggettività specifica. Però dobbiamo sentirci tutti solidali e tutti uniti. 

Alcune persone si trincerano dietro una lotta alla gestazione solidale/per altri per dividerci in un fantomatico noi e un loro. Lo possiamo superare? Si può aprire un dibattito su un argomento così delicato senza escludere nessun* e soprattutto senza denigrare, come è successo ultimamente?

IL desiderio di essere genitori riguarda sia le donne che gli uomini, sia gli eterosessuali che gli omosessuali. Le lesbiche hanno delle possibilità in più. Gli uomini non ce l’hanno: è anche impossibile adottare. L’unico modo che hanno è quello di ricorrere alla gestazione per altri. 

Lei è d’accordo?

Io sono contraria alla gestazione per altri, intesa come sfruttamento della povertà femminile, ma nel caso in cui ci siano delle donne che per autodeterminazione, per scelta, senza transazione economica, decidano di farlo, io credo che sia giusto. Proprio per l’autodeterminazione. Ci sono delle donne disposte, decidendo per sé, sul loro corpo, a realizzare il sogno di genitorialità di coppie formate da uomini.

Se ci fosse una legge in Italia, sono sicura che ci sarebbero delle nostre sorelle, delle nostre zie, delle nostre amiche disposte a farlo per noi. E allora io penso che questa rientri in quella grande cosa che è la generosità, come le persone che donano il sangue, che donano gli organi. 

 

foto di Irene Moretti

 

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