«Se una donna ha la capacità di arrivarci, e sono convinta che ce l’abbia, essa deve poter conquistare, al pari dell’uomo, i più alti gradi della magistratura, senza alcun discrimine […]. Abbiamo appena approvato […] una norma-chiave: che tutti i cittadini non solo sono uguali ma che tutti, donne e uomini, possono accedere a tutte le cariche pubbliche». Così Nilde Iotti (all’anagrafe Leonilde, 10 aprile 1920 – 4 dicembre 1999), Madre costituente e nella Commissione dei 75, si espresse contro chi non voleva inserire nell’art. 106 la possibilità per le donne di accedere alla Magistratura, che viene poi accolta. Si batté per la parità tra i coniugi, per il riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e quelli delle famiglie di fatto e contro il principio dell’indissolubilità del matrimonio in Costituzione: «Dal momento che alla donna è stata riconosciuta, in campo politico, piena eguaglianza […], ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina». Partigiana, aderente ai Gruppi di difesa della donna, segretaria dell’Unione Donne Italiane, Consigliera comunale, alle elezioni del 2 giugno 1946 fu eletta a Montecitorio come deputata all’Assemblea costituente con altre ventuno donne e sedette tra quei banchi senza interruzione fino al 1999. Prima donna presidente della Camera, riconfermata per due volte, rifiutò nel 1992 la proposta di Cossiga – chiaro il “promoveatur ut amoveatur” – la nomina a senatrice a vita. Un’esistenza di impegno in favore delle donne in tempi in cui gli ostacoli, a partire dallo stesso PCI di Togliatti, suo compagno di una vita, parevano insormontabili. 

No, non è stata “la donna del capo”.

Illustrazione di Riccardo Pittioni