LA LUNA NERA

IL DISCRETO FASCINO QUEER DI ASTROLOGIA E DIVINAZIONE

di Jonathan Bazzi

versione audio qui

Io sono laureato in filosofia e nella vita scrivo. Vengo percepito come una persona con interessi alti, intellettuali, e, quando si scopre che sono appassionato di astrologia, la reazione è spesso di sorpresa o addirittura sgomento: Ma come? Proprio tu? Ma sei serio? Davvero?

Ho iniziato ad avvicinarmi al linguaggio astrologico quando mi sono reso conto di essere profondamente del mio segno, i Gemelli, e che le persone attorno a me corrispondevano in modo eclatante ai valori del loro tema natale (la carta d’identità astrologica). Via via ho approfondito sempre di più questa disciplina ma, in parallelo, ho notato anche quanto in Italia parlare di astrologia, tarocchi e cultura esoterica sia ancora un autentico tabù. Molti sono i pregiudizi imperanti, come se questo tipo di discipline fossero necessariamente cose da creduloni e maghi televisivi, dementi e approfittatori. Si tratta, appunto, di pre-giudizi: chi critica l’astrologia e la cartomanzia tendenzialmente non le conosce approfonditamente e ha in testa – che lo sappia o meno – ciò che la Chiesa nel corso dei secoli ha riversato addosso a questi linguaggi. Si pensa siano per forza ambiti oscurantisti e degradanti e, come si fa con ciò che non si conosce e un po’ si teme, si finisce per assumere una modalità di rifiuto e chiusura. 

Anche se, come sappiamo, poi paradossalmente gli oroscopi li leggono tutti. Ma, spoiler: astrologia e oroscopo non sono sinonimi. Gli oroscopi dei giornali e quelli online sono spesso delle generalizzazioni sintetiche o divertenti, concepite per intrattenere e, al massimo, strappare un sorriso. L’astrologia, per essere conosciuta davvero, richiede anni di studio, non si improvvisa, e per avvalersene l’unica cosa sensata da fare è rivolgersi a studiosi di lunga data, in grado di fornire letture personalizzate e accurate della propria carta astrale.

Fuori dall’Italia le cose girano un po’ diversamente: è infatti in atto, ormai da alcuni anni, una specie di rinascimento esoterico tra i millennial, in particolare di lingua inglese, nel quale l’interesse – libero, alla luce del sole – per i linguaggi esoterici non di rado si lega all’attivismo femminista e LGBT+, intercettando anche istanze di rivendicazione etnica e razziale attraverso la ripresa di tradizioni spirituali non occidentali, per esempio africane o centro-sudamericane.

I social hanno contribuito a rendere mainstream visioni e conoscenze un tempo chiuse, esoteriche appunto. Molti sono ormai gli account e i profili che divulgano modi nuovi di occuparsi di questi temi: si tratta di profili spesso pop, molto seguiti e attenti alla cura e alla ricerca estetica dei contenuti, che danno alla cultura magica e divinatoria un’identità nuova e più viva, anche utilizzando meme, template e format grafici accattivanti (tra i più famosi: Chani Nicholas, The Hoodwitch, Co-Star, Queer Astrology).

Come sappiamo, la figura della strega (molte di queste content creator si autodefiniscono sui social proprio streghe moderne) è emblema, dagli anni Sessanta e Settanta, della persecuzione delle donne da parte del sistema patriarcale, una persecuzione dovuta alla posizione sociale eccentrica e all’interesse per forme di conoscenza alternative. Le streghe furono donne – soprattutto donne, sebbene non solo – accusate di complicità col demonio per la loro vita sessuale non conforme o semplicemente perché indipendenti, o intellettualmente autonome, curiose. 

Per questi motivi vennero imprigionate, torturate, brutalmente uccise (su Netflix è appena uscita la serie, tutta italiana, Luna Nera, che proprio questo racconta).

A qualcuno tutto ciò potrà far storcere il naso, eppure la sintonia è innegabile: astrologia, tarocchi e divinazione sono forme di conoscenza queer, modi di guardare alla realtà diversamente, e sono modi da sempre messi ai margini, rifiutati, ostracizzati. Marco Pesatori, uno dei più noti astrologi italiani, è solito ripetere che «in Italia, dire che fai l’astrologo è un po’ come dire che fai la zoccola». 

Eppure, se si uscisse dallo schema di pensiero per cui astrologia e tarocchi sono scemenze da truffatori e depensanti, si spalancherebbe un vero campo di esplorazione simbolica e immaginativa, in cui questi antichi e sempre nuovi strumenti potrebbero apparire per quello che sono: modi prettamente umanistici per indagare sulla nostra e sull’altrui personalità, sulle nostre scelte e su cosa ci sta a cuore. Astrologia e tarocchi non servono tanto a conoscere il futuro: servono più che altro a capire meglio chi siamo. Sono degli specchi, delle superfici molto efficaci per scrutare nei cunicoli della nostra identità. E sono, oggi più che mai, strumenti antipatriarcali: non è stupendo?

In Italia abbiamo avuto una pioniera in questo senso: Lisa Morpurgo, astrologa femminista attiva dagli anni Settanta, ha stravolto l’approccio tradizionale e dato vita a una scuola (la scuola morpurghiana) nuova e più interessata all’approfondimento critico. Morpurgo ha dato allo zodiaco una struttura logica e razionale, passando da un approccio fatto di definizioni non indagate e visioni troppo rigide, a uno molto meno deterministico e quindi dialettico, giungendo nei suoi testi a una visione in cui nulla è fisso e assoluto, ma ogni rilievo è frutto di un confronto e sempre passibile di revisione. 

Quella di Lisa Morpurgo è stata anche una rivoluzione femminista: Morpurgo ha infatti ragionato sulle influenze patriarcali all’interno dell’astrologia classica, introducendo modifiche per tenere conto del femminile e dei suoi diritti, per esempio riconoscendo alla Luna, corpo celeste femminile per antonomasia, una centralità pari a quella del Sole, emblema da sempre del maschile. Morpurgo è arrivata a introdurre addirittura un secondo zodiaco, a predominanza femminile, soprattutto come espediente per riflettere sui limiti e gli stereotipi (sessisti) di quello canonico. Tutti i suoi scritti (a breve ri-pubblicati da TEA) sono, in definitiva, una valutazione ragionata dei valori sacrificati nelle epoche passate a causa dell’univocità maschilista e fallocentrica.

Tra stereotipi e grandi rivoluzioni sotterranee le cose lentamente iniziano forse a cambiare anche qua: pensiamo alla mitica Lumpa di Vice, o all’account Astri Amari su Twitter, con l’annessa newsletter Ecate. 

Approcci contemporanei e intelligenti, anche se si tratta di eccezioni. Molto resta da fare per guadagnare uno sguardo più libero e moderno su questi linguaggi affascinanti che non ci chiedono affatto di rinnegare la scienza o il libero arbitrio, e consentono di riconnetterci a una tradizione clandestina e perseguitata. Una tradizione che parla spesso in modo speciale a chi ha conosciuto, e conosce, la messa ai margini a opera di un sistema di potere unidirezionale e blindato, incline a marchiare come reietto o scellerato tutto ciò che non può essere misurato e quindi rigidamente controllato. 

Viva i simboli, dunque, astrologici, tarologici e non, che sono sempre dispositivi per iniziare, o ricominciare, a immaginare il nuovo e la libertà.

Pubblicato sul numero 53 della Falla, marzo 2020

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *