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DATING APP, STORIE D’AMORE E ALTRI DISASTRI IN QUARANTENA

Di Irene Moretti

Ci sono stati giorni, quelli in cui i vicoli stretti dei paesi hanno lasciato il posto alle ancora più strette pareti di casa, in cui accedendo a Tinder l’unica cosa che si poteva vedere era la propria foto profilo e il messaggio «Nessuna nuova persona nelle vicinanze». Wapa, invece, era la solita vetrina di facce troppo giovani per aver incrociato il tuo cammino. Era la prima settimana di marzo e, anche se sembra passata un’eternità, ora siamo un mese nel futuro. In questo mese la quarantena e l’isolamento sociale sono diventati la nostra nuova normalità e abbiamo dovuto – e ancora lo stiamo facendo – reimmaginare la nostra quotidianità, anche e soprattutto nel nostro modo di relazionarci con le altre persone. Sarebbe bello – ma anche molto sconfortante forse – se le relazioni virtuali potessero in questo momento darci le stesse sensazioni ed emozioni di quelle nella vita reale, ma sono le uniche che possiamo avere. Certo, ci sono relazioni – amicali, sentimentali, familiari, lavorative – che semplicemente sono passate dall’off all’online e sono relazioni che comunque avremmo mantenuto. Cosa è successo a quelle interazioni finalizzate alla conoscenza di una persona per una botta e via, finché ci va o per tutta la vita? Cosa sta succedendo alle app di dating adesso che, giocoforza, non ci si può incontrare e metà della popolazione mondiale è in lockdown?

In principio furono i profili fake

Già a febbraio, dopo la notizia del paziente 1 di Codogno, sulle app di dating hanno iniziato a fare capolino i primi profili fake a tema coronavirus. La prospettiva della quarantena era ancora lontana, l’Oms non aveva ancora dichiarato la pandemia mondiale, i casi in Italia sembravano sotto controllo e affrontarla con ironia a molte persone è sembrata l’unica strada possibile. A molte ma non a tutte, e nei gruppi virtuali a tema lesbico è subito iniziata la bagarre tra le sostenitrici del «prendiamola con ironia» e la fazione «la gente muore non si può scherzare». «Dimmi con chi stai passando la quarantena e ti dirò chi sei» recita il profilo di G. che, in privato, racconta: «Lo avevo creato prima ancora che bloccassero tutto, così senza uno scopo preciso se non di farmi due risate con le eventuali risposte, una sorta di non-esperimento sociale tanto per. Poi con l’imperversare della pandemia ho aggiunto qualche meme quarantenoso, come è stato definito da chi mi ha scritto, e cambiato la didascalia». A farle eco sono profili come Patata virus, Coronavirus e Quarantena. G. racconta ancora che «Personalmente anche i contatti virtuali, tramite Wapa nello specifico, in questo momento storico sono di conforto. E ho avuto modo di constatare che possono esserlo per le altre persone che la utilizzano, chiaramente se si è dotati di Q.I. Ti porto la mia testimonianza da utente medio di app di dating. Volendo fare un confronto, in questo momento Wapa paradossalmente pare sia più ‘confortevole’ di Tinder, probabilmente perché ti dà la possibilità di accedere direttamente alla chat senza l’ansia del match». 

La risposta delle app

Il 23 febbraio il lodigiano viene dichiarato zona rossa e, nella notte tra l’otto e il sette marzo, lo diventeranno altre 14 province tra Lombardia, Veneto e Piemonte. Passano pochi giorni e l’11 marzo le disposizioni delle cd zone rosse vengono estese a tutta Italia. Wapa, Grindr, Tinder e tutte le loro sorelle iniziano una campagna  per convincere gli/le utenti a usare le app con prudenza e a restare nelle proprie abitazioni. Sono i giorni in cui alcune testate raccontano di proposte di appuntamento in fila ai supermercati e in cui si iniziano ad avere i primi dati sull’utilizzo delle app stesse. In un’intervista rilasciata ad Agi il 17 marzo da Craig Chapple, mobile insights strategist Emea di SensorTower, si apprende che Tinder è in Italia è stato scaricato 229 mila volte nel solo mese di gennaio, mentre i download dei primi di marzo sono stati 46 mila. In proiezione, fa notare Chapple, è un dato che non sembra indicare aumenti nei download della app, anzi, l’andamento sembrerebbe in calo. Anche i trend di Google dimostrano uno scarso interesse nelle ricerche collegate alla app, trend che a oggi, 11 aprile, sembra confermato. Più indicativi i dati di Taimi, social network e app di dating rivolta esclusivamente alle persone LGBT+ che, interrogata dalla Falla il 24 marzo, ha dichiarato di avere in quel momento oltre 3 milioni di utenti in tutto il mondo e di aver avuto un incremento delle attività quotidiane del 55%, con un aumento del 25-30% del numero di interazioni nella sezione dating e dell’85% sul social network.

Inviat* speciale a Wuhan

Il 9 marzo Buzzfeed pubblica una notizia curiosa: molte persone stanno usando Tinder per avere informazioni fresche dall’epicentro del contagio, Wuhan, capitale dell’Hubei. Tinder, infatti, come molte altre app di dating è basata sulla geolocalizzazione e per i profili Plus e Gold consente la funzione Passport attraverso la quale ci si può spostare virtualmente in tutto il mondo. Tinder è un’app concessa dal governo cinese? No, ma le restrizioni sono facilmente bypassabili. Così giornalist* e utenti Twitter hanno dato vita a un vero e proprio instant e social reportage. Giovanna Botteri li perdonerà. 

Dalla finestra sul cortile alla finestra sul mondo

Verso la fine di marzo Tinder decide di rendere la funzione Passport gratuita e accessibile achiunque.  Lo slogan di Tinder è match, chat, date, combacia, chatta e incontrati, ma dato  che incontrarsi per un po’ sarà difficile, la casa madre ha pensato di invitare gli/le utenti a viaggiare senza spostarsi dal divano. In pochi giorni il volume dei match ha avuto una impennata ed è stato possibile iniziare a parlare con persone di tutto il mondo: Filippine, Malta, Messico, Argentina, Doha, Qatar, Stati Uniti, Russia, Sud Africa e Brasile sono i paesi con i quali abbiamo avuto più interazioni. C’è la donna brasiliana che racconta di come a San Paulo stiano aumentando i casi senza che nessun provvedimento sia stato preso e che ci dice che il suo paese è un posto pericoloso per le persone LGBT+. Anche B., originaria delle Filippine ma residente in un paese degli Emirati racconta delle difficoltà di vivere e lavorare come donna lesbica in un paese musulmano: «Ho vissuto con la miacompagna, ma se ci avessero beccate avremmo rischiato l’espulsione. Se fossimo state del posto invece avremmo rischiato di essere frustate». Molta preoccupazione per la situazione legata alla pandemia e alle politiche di Trump sono arrivate anche da donne statunitensi, mentre una ragazza sudafricana ha raccontato di come la pandemia di Covid-19 e lo Stay at home, state a casa, abbia creato molti problemi alle persone LGBT+ ripudiate dalle proprie famiglie e ora costrette a tornarci contro la propria volontà o a rischiare la vita per strada. Dalla Russia, invece, uno scambio di battute sulla fake news dei leoni rilasciati da Putin per convincere le persone a non uscire: «Se avessero detto orsi avrei anche potuto crederci», racconta M., dalla Siberia.

Raccontarsi

 

Una cosa è certa: nonostante l’impossibilità nell’imminente futuro di potersi incontrare di persona c’è tanta voglia di parlare, di raccontare e di raccontarsi. Nel mondo e in Italia. La possibilità di poter viaggiare anche solo attraverso le app ha dato sicuramente un contributo a rendere la quarantena più tollerabile ad alcune persone dando la sensazione, anche se solo virtuale, di essere meno sole. Su Tinder come su Wapa le persone iniziano a lasciarsi andare, soprattutto quelle che stanno vivendo questo isolamento in maniera particolare. Dalla provincia laziale una ragazza racconta di come la quarantena l’abbia bloccata nella convivenza con una ex di lunga data: quasi vent’anni di relazione non sono pochi e il dover condividere uno spazio quando l’amore è finito può essere un terreno scivoloso, se a causa della pandemia non si possono cercare altre soluzioni poi la situazione può peggiorare. Non è questa, fortunatamente, la situazione della ragazza laziale e nemmeno quella delle altre tre donne che hanno raccontato una situazione analoga. Questi casi positivi, però, non devono farci abbassare la guardia: le convivenze forzate possono essere un problema non indifferente. Convivenze forzate che non riguardano soltanto ex partner: in un contesto di crisi socio-economica oltre che sanitaria, molte persone si sono ritrovate costrette a tornare a vivere coi genitori. 

E se l’attesa del piacere fosse essa stessa il piacere?

 

Il fatto che al momento non ci si possa incontrare non significa che non possa nascere nulla.Più di una persona ha raccontato di come questo periodo di chat interminabili stia portando comunque alla nascita di qualcosa. Flirt, battute, complimenti, messaggi più e meno espliciti: non c’è quarantena che tenga, il cuore vuole ciò che il cuore vuole, soprattutto in attesa di dare al corpo quello che il corpo vuole. Ci sono ragazze che si sono conosciute virtualmente pochi giorni prima dell’inizio dell quarantena e non hanno fatto in tempo a incontrarsi, altre che hanno fatto in tempo e ora si struggono e persone che si sono conosciute nel mentre. Tutte con gli stessi interrogativi: quando potremo vederci? Ci piaceremo anche senza la mediazione dello schermo? Ci piaceremo ancora? Una giovanissima scrive: «Oddio, la mia crush si è dichiarata e prova lo stesso: ora che facciamo?». «Speriamo di non dovere aspettare anni prima di vivere insieme lesbodrammi», scrive F.. Noi comunque tifiamo per voi. 

L’ironia che salverà il mondo e le irriducibili del sesso

«Più tette, meno canzoni patriottiche sui balconi» recita il profilo di una ragazza del nord Italia. Come lei e come la G. di cui abbiamo già parlato sono molte le ragazze che hanno deciso di dedicare una battuta a tema quarantena nella descrizione dei loro profili. C’è chi assicura di essere stata resa acida dall’isolamento sì, ma di essere anche peggio nella normalità e chi specifica che per il suo cuore «Non serve autocertificazione». Un’altra ragazza scrive: «E se vengo e ti do un bacio? Chiamo l’Asl». Mentre Lercio, il noto sito satirico, ha lanciato il titolo «Coronavirus, Tinder introduce il pulsante ‘Ti trombo dopo la quarantena’», una utente scrive che «Tinder non ha chiuso, quindi non chiudono nemmeno le mie gambe». Tra le irriducibili del sesso e del sexting, infatti, sembra essere tornato di moda il titolo di un libro del 2013: Io speriamo che me la chiavo. Greve, ma onesto, soprattutto quando i panda dello zoo di Pechino hanno iniziato a fare più sesso di tutte noi e loro non lo facevano da dieci anni. In ogni caso, a fine quarantena, l’effetto potrebbe essere quello del «Ma sarà la prima che incontri per strada che tu/coprirai d’oro/per un match mai dato/per un amore nuovo».

 

Abbiamo cambiato il modo usare le app di incontri? 

Alcune persone sostengono di no, che Tinder, Wapa, OkCupid, Taimi e sorelle siano la solita landa desolata: un non-luogo dove è impossibile sostenere una conversazione o trovare una persona interessante. Le interazioni degli ultimi dieci giorni, però, dimostrano il contrario. L’abbattimento della barriera geografica operato da Tinder, le descrizioni dei profili su Wapa e l’aumento delle compatibilità dimostrano che in questo periodo così strano delle nostre vite in cui siamo costrette alla cattività la nostra voglia di interazioni sociali è più viva che mai. Ci sono persone che progettano il futuro sognando e coltivando relazioni che chissà dove le porteranno; persone che hanno bisogno del parziale anonimato che una app può garantire per confrontarsi e sfogarsi; persone che cercano di costruire amicizie o che hanno semplicemente bisogno di qualcuna con cui sfogarsi; c’è chi ancora crede nell’amore e chi nel potere di strappare una risata al prossimo; c’è chi ha voglia di  raccontarsi e di pensare al domani. La convenzione che vuole questi luoghi-non-luoghi come luoghi esclusivi di seduzione quasi forzata è caduta. Nel 1933 Nazim Hikmet scriveva: «Chi sa, forse non ci ameremmo tanto/ se le nostre anime non si vedessero da lontano/non saremmo così vicini, chi sa,/ se la sorte non ci avesse divisi». E forse non occorre davvero aggiungere altro. 

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