IL BUGIARDINO – LO STIGMA DEL PASSIVO

di Vincenzo Morteo

Ciao a tutti,

sono un ragazzo di venticinque anni e sin da quando ho fatto coming out mi sono reso conto che nella nostra comunità vige una percezione estremamente contorta del passivo.

Se esiste uno stigma del passivo, da dove nasce? E per quali ragioni?

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Lo stigma del passivo è una congiuntura lessicale talmente piacevole che mi sorprende non sia già un film di Özpetek. Pertanto, chapeu. Devi sapere che il bottom-shaming è un fenomeno socioculturale vecchio come la prima molestia di Sgarbi e da sempre serve uno scopo preciso: la distribuzione del potere tra gli uomini. Nella Grecia e nella Roma antiche, sebbene la questione fosse piuttosto complessa, rimaneva innegabile che l’habere culum sfondatum potesse risultare nella perdita non tanto di una sfinterica compostezza durante i banchetti, ma piuttosto in quella della cittadinanza. Questo perché se ti fai “violare” non sei diverso da una donna, ma una ridanciana, buffonesca versione di ciò che un uomo dovrebbe essere: l’incarnazione dell’autorità e del potere.

Difatti, come l’omofobia o le presidenziali in Brasile, anche il bottom-shaming è la diramazione di una forma mentis misogina. Se ci pensate, l’opinione negativa dell’omofobo medio è essenzialmente diretta verso chi lo prende in culo. Non esiste un catalogo di vilipendi ridenti per riferirsi a un attivo in quanto tale. Per quanto ci si sforzi, “Toro da monta” non avrà mai lo stesso sinfonico ritmo di “rottinculo”.

Se il passivo è considerato – più o meno dal Mesozoico – come un fragile, ingordo secchio svuota-palle, l’attivo è invece un personaggio a caso di Vikings. È una questione di virilità convenzionalmente percepita e attribuita. Puoi anche essere il più manzotinico, testoste-robocop Kevin Sorbo del condominio, non conta: sarai sempre meno uomo di chiunque ti inculi. Ed è tutta colpa nostra. Partecipiamo – che ci piaccia o meno – all’ingiustificata autogratificazione del penetratore, sia esso etero o gay. Dopotutto, non si son mai sentite, tra le lenzuola o in un porno, frasi tipo “Vieni qui che te lo spacco con il mio grosso culo stretto.” Piuttosto incoraggiamo la violenza dell’attivo nei confronti del passivo. Un pene gigante, mostruoso che si infila a forza dentro un corpicino inerme, che invade, vandalizza, trapassa e trapana.

Questa villica mentalità condivisa definisce i rapporti di potere e prestigio sociale tra i partner, privilegiando l’attivo a discapito del passivo, l’uomo a discapito del meno uomo. Lui ha il potere, tu no. Lui è forte, tu sei debole. Lui ti fa dono di qualcosa, tu lo ricevi. Lui ha qualcosa di cui tu hai bisogno. Disperatamente bisogno.

Naturalmente si tratta di una generalizzazione. Non tutti gli uomini hanno una visione del sesso e della persona tanto disadorna e meschina. Il mondo, mio caro ragazzo, è pieno di uomini che ti rispetteranno, uomini consci di cosa significhi essere passivi e in grado di essere giudiziosi attivi.

Se saprai essere paziente, li incontrerai presto.

Si chiamano versatili.

From the bottom of my heart,
Il Bugiardino

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