Nato nel novembre 1906 con il titolo nobiliare di conte di Lonate Pozzolo; Luchino Visconti è stato regista, sceneggiatore e partigiano. Attraverso le sue opere ha raccontato un mondo crudo e decadente, seppur ricco di bellezza. Cresciuto in un ambiente colto e agiato, si avvicina al cinema collaborando con Jean Cocteau e Jean Renoir a Parigi, con l’intento di raccontare la vita reale del suo tempo e costruire una nuova idea di cinema. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Visconti si unisce alla Resistenza, offrendo rifugio ai partigiani nella villa di famiglia e scampando per un pelo alla fucilazione.

Al termine della guerra torna a dedicarsi alla regia, collaborando a un documentario sulla Resistenza e realizzando spettacoli di prosa e lirica. Dopo capolavori come La terra trema (ispirato ai Malavoglia di Giovanni Verga) e Rocco e i suoi fratelli, che racconta la storia di una famiglia di emigrati dal Sud al Nord Italia, Visconti si allontana dal neorealismo, preferendo mettere in scena il declino della società borghese: è a questo periodo che risalgono capolavori come Morte a Venezia, Ludwig, e il suo film più celebre: Il Gattopardo. 

Visconti non ha mai nascosto la sua bisessualità, intessendo relazioni con esponenti celebri del mondo dell’arte, come Elsa Morante e Franco Zeffirelli, suo storico collaboratore al cinema e in teatro.

Colpito da un ictus cerebrale dopo aver concluso le riprese di Ludwig nel 1972, continua a dirigere film e spettacoli fino al giorno della sua morte, il 17 marzo del 1976, mentre lavora alla sua ultima pellicola.