di Sara Grivellaro per EQUILATERE

La Bologna Children’s Book Fair rappresenta da anni un osservatorio privilegiato per comprendere le evoluzioni della letteratura per l’infanzia. EQUILATERE, associazione che si occupa di contrasto alle discriminazioni, ha condotto una serie di interviste con alcune case editrici indipendenti: Bacchilega, Giralangolo, Interlink, Lo Stampatello, NubeOCHO, Settenove, Tunuè. Ne è emerso un quadro complesso e pulsante attorno alle questioni di genere e alla rappresentazione della comunità LGBTQIA+: quello che a prima vista potrebbe sembrare un percorso lineare verso l’accoglienza di tutto ciò che non è eteronormato si rivela, in realtà, un terreno di scontro politico e culturale.
La prima ambiguità riguarda proprio il termine “inclusione”, che si rivela un concetto tutt’altro che neutro, soprattutto quando è riferito alla comunità LGBTQIA+: una realtà di per sé composita e pregna di sfumature. Nel complesso, le case editrici intervistate concordano nel ritenere che il termine possa essere frainteso, poiché può suggerire l’idea che esista un gruppo dominante capace di includere soggetti considerati esterni alla norma. Non a caso viene spesso preferita l’espressione “società aperta”, che sposta l’attenzione sulla costruzione di un nuovo spazio comune in cui la pluralità sia riconosciuta a priori come costitutiva. Questa prospettiva si riflette anche nelle scelte editoriali. Francesca Pardi della casa editrice Lo Stampatello parla della volontà di lasciar esistere quei racconti che, pur non rivolgendosi necessariamente a un pubblico molto ampio, meritano comunque di trovare spazio nel panorama editoriale. È il caso di Qual’è il segreto di papà, storia di un padre che, dopo una separazione, si innamora di un altro uomo.

Tale approccio all’apertura viene ostacolato, tuttavia, dalla censura, che pare un’esperienza comune tra le realtà intervistate. Un paio di esempi li porta Giralangolo con Il re che non voleva fare la guerra (libro osteggiato dal sindaco di Venezia) e Una bambola per Alberto, un testo che ha incontrato delle forme di resistenza da parte di alcune librerie dall’animo più conservatore.
Anche Martina Petrucci di Tunué riferisce di casi in cui è stata la stessa clientela a restituire dei libri, come Beetle l’apprendista strega di Aliza Layne, oppure Per sempre di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, per la presenza di una relazione amorosa tra due protagoniste. Le contestazioni mosse ai testi che affrontano identità di genere, orientamenti sessuali o modelli familiari non tradizionali rispondono anzitutto all’esigenza di preservare lo status quo e riflettono il bisogno di definire quali contenuti siano ritenuti educativi e quali, invece, inappropriati o pericolosi. Entro tale cornice, l’infanzia diventa uno spazio conteso nella costruzione dei significati, sebbene emerga con chiarezza come il tabù appartenga soprattutto al mondo adulto. Le persone piccole infatti, tendono ad accogliere naturalmente la varietà delle esperienze rappresentate nei libri, mentre le resistenze provengono principalmente dalle loro figure educative, che attribuiscono un carattere problematico a certi contenuti. Ne è un esempio Vestiti, Fred!, pubblicato da Giralangolo: un libro molto apprezzato da bambine e bambini, ma che provoca forti dissensi tra il pubblico adulto perché il protagonista indossa abiti tradizionalmente associati al genere femminile.

In questo processo, il linguaggio assume una funzione centrale. Il lessico non descrive semplicemente la realtà, ma contribuisce a produrla. L’editoria per l’infanzia diventa quindi un campo di battaglia simbolico, non soltanto tra posizioni favorevoli e contrarie all’ampliamento delle rappresentazioni, ma anche all’interno dello stesso settore editoriale, dove si discute quali categorie, definizioni e strategie narrative sia preferibile adottare. Un paio di risultati virtuosi di questa lotta sono sicuramente il Dizionario di genere, edito da Settenove e curato da Marzia Camarda, che risponde proprio alla necessità di aggiornare il linguaggio in base alle trasformazioni sociali in atto e le Dichiarazioni dei diritti (delle donne e degli uomini, delle femmine e dei maschi, delle mamme e dei papà) pubblicate da Lo Stampatello, che definiscono punto per punto il diritto alla libertà di essere e di esprimersi.

Emerge così come la macchina editoriale operi attivamente in un campo di negoziazione culturale. È proprio qui che si ridisegnano i confini della norma e della legittimità sociale, ed è attraverso il libro, inteso come dispositivo pedagogico e politico, che si riesce a co-progettare nuove forme di cittadinanza e di relazione.
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