Scrittore cileno della post-dittatura, Pedro Lemebel, ha incarnato la stravaganza, l’indipendenza e il coraggio della lotta queer, facendo del suo corpo un manifesto politico, della strada un palcoscenico irriverente e del testo letterario un luogo di definizione e rivendicazione della propria omosessualità.

Nato «povero e frocio» il 21 novembre 1952 nelle periferie di Santiago del Cile, si dedica dagli anni Ottanta alla scrittura letteraria, spazio ritrovato di libertà e rivendicazione della propria marginalità. Pubblica nel 1986, grazie al supporto della scrittrice femminista Pia Barres, la sua prima raccolta di racconti Incontables dove l’iperrealismo e la critica sociale si uniscono all’autobiografia e al kitsch. Negli anni cupi della dittatura fascista di Pinochet, fonda con Francisco Casas il duo performativo delle Cavalle dell’Apocalisse per irrompere in veste drag in spazi non autorizzati con tacchi a spillo, falce e martello truccati sul viso, e le famose piume rosse. Se il rosso è il colore del Partito Comunista, di cui sposa i valori, rosso è anche il colore del sangue e della carne, emblemi di una sessualità politica che la sinistra militante cilena rifiutava di riconoscere. Per smascherare l’ipocrisia e l’omofobia della sinistra rivoluzionaria, scriverà uno dei testi che più lo ha reso celebre, il manifesto politico Hablo por mi diferencia (1986). Continuerà a scrivere racconti per tutti gli anni Novanta e Duemila, approdando a quello che sarà il suo genere di predilezione, le sue «neocronache», cronache urbane delle marginalità che abitano il suo quotidiano. Reportage e memoria, prosa e poesia coesistono oltre i confini del genere (letterario) per raccontare l’emarginazione delle persone omosessuali, la prostituzione, la diffusione dell’Aids e la povertà. Il 26 gennaio 2015 muore per un cancro alla laringe.

Emblema delle lotte per la giustizia sociale e la libertà sessuale, Lemebel si è fatto amare come regina barocca catapultata nel Novecento, intellettuale istrionico e icona queer della letteratura ispano-americana, una specie di istituzione capace di irridere persino sé stessa.