IL PACCO DI FEDEZ

QUANTO È MAINSTREAM LA TRANSFOBIA

di Mattia Macchiavelli

«Pablo sei un pacco tipo tipa con la sorpresa»: con questo verso Fedez – rapper, personaggio televisivo e social star nostrana – si inserisce in Le feste di Pablo, brano dell’artista emergente CARA. Non sfugge la noiosa trivialità che vuole la donna trans* come «tipa con la sorpresa», né il poco delicato accostamento tra l’identità trans* e l’essere un pacco, quindi una fregatura, un inganno.

Non è sfuggito a PeopAll, il gruppo di guerrilla activism del Cassero LGBTI center. Le attiviste e gli attivisti hanno infatti accolto la segnalazione arrivata da una ragazza di Milano, turbata dopo l’ascolto del brano – rilasciato nella sua versione remix il 10 di aprile – e hanno dato vita a una campagna mediatica, volta a sottolineare la transnegatività di queste parole, sui profili Instragram e Facebook del gruppo.

«Abbiamo scelto di denunciare la frase perché siamo stanch* di sentire artist* italian* utilizzare luoghi comuni offensivi nella convinzione di risultare simpatic* e divertenti, giustificando un comportamento diffuso nella società italiana», scrivono le volontarie e i volontari, nel comunicato che accompagna il flash mob virtuale, pubblicato il 14 aprile. È con questa consapevolezza che PeopAll ha invitato le persone a riprendersi durante l’ascolto del brano di CARA e Fedez, inventandosi modi diversi per sottolineare la non troppo nascosta transfobia del verso incriminato. «I messaggi che provengono dalla cultura e dalla società in ogni forma (dalla politica, dall’arte, dalla musica, dalla letteratura) contribuiscono a plasmare la nostra concezione del mondo».

All’uscita del singolo, erano passati appena undici giorni dal Trangender Day of Visibility  e, proprio su questo blog, Mattia Vannetti ricordava che quello «di visibilità è un concetto che riveste una dimensione ampia che, sebbene parta da un livello personale, investe il plurale, lo strutturale, il politico. Si tratta di livelli diversi, ma profondamente intersecati tra loro e al tempo stesso contrapposti, che si risolvono in un paradosso: da una parte abbiamo un personale iper-visibile, e che si pretende tale, ma dall’altra, a un livello strutturale – cioè legale, medico, politico – essere trans significa essere invisibili».

Concordano Camilla Ranauro e Ludovica Pesaresi, coordinatrici di PeopAll, secondo le quali, nell’opinione pubblica, non c’è una terza via nella considerazione delle persone trans*: o l’invisibilizzazione di cui scrive Vannetti o la barzelletta, la ridicolizzazione dello status e delle istanze delle persone che si identificano come non cisgenere. Il sarcasmo verso i genitali e l’espediente retorico del pacco-sorpresa sono infatti ormai divenuti un topos della retorica comica, come dimostrato di recente da Dave Chappelle. «Dobbiamo parlare di dove troviamo il discorso transfobico», chiosa Ranauro «perché è un’istanza giustificatoria di tutta una serie di atti di violenza che spaziano in un range molto ampio, che va da azioni molto soft all’uccisione. Troviamo ovunque questa retorica. Il luogo comune della tipa con la sorpresa è pervasivo nella nostra cultura, non c’è niente di più normativo e becero dell’usare questa immagine: non è una cosa irriverente e contro il sistema, non rientra nel legittimo “sono rapper, sono figo e me ne frego delle regole”, al contrario, è assolutamente mainstream, assolutamente nelle regole».

L’idea della campagna di PeopAll vuole essere una risposta puntuale all’iniziativa social dello stesso Fedez, il quale ha chiesto ai suoi fan di riprendersi mentre ascoltano la canzone, mostrando come, in questa quarantena fatta di comunicazioni video, molte persone vestano come di consueto la parte superiore del corpo, generalmente quella inquadrata, mentre, sotto la cintura, continuino a indossare pigiami, mutande o i look più bizzarri. Una risposta a un influencer non può che essere a mezzo social e, rispetto al rischio di rilanciare la canzone stessa attraverso questa iniziativa, e quindi veicolarne indirettamente i contenuti, Pesaresi chiarisce: «Il rischio è quello di aumentarne la popolarità, dato che è in tutti i nostri video. Ma è una controindicazione che siamo disposte ad accettare proprio perché pensiamo che sia nostro compito, come attiviste, andare a segnalare la matrice culturale della violenza transfobica».

È nelle intenzione delle volontarie e dei volontari del Cassero mettere in evidenza come vi sia una profonda mancanza di consapevolezza, rispetto a tutti questi discorsi, nell’opinione pubblica, LGBT+ e non. Se Fedez avesse scritto, ad esempio, «molesto un bambino» al posto di «sei un pacco tipo tipa con la sorpresa» – sostengono – ci sarebbe stata una risposta più immediata e articolata, perché, nell’immaginario collettivo, la pedofilia è un tema più frequentato e sentito rispetto alle necessità del mondo non cisgenere. Così come, all’interno dello stesso mondo LGBT+, si è generalmente più disponibili a rilanciare campagne in stile love is love piuttosto che interrogarsi sul perché questo verso sia problematico per tutte quante noi.

L’iniziativa di PeopAll ha come obiettivo proprio quello di far riflettere su cose a cui, molto probabilmente, nemmeno penseremmo, fagocitate dalla routine e dalla frenesia della quotidianità. E sembra ci stia riuscendo. Rapper e attivista, Mc Nill, dichiara a Gaypost.it: «lo stesso Fedez ha detto “Penso negli anni sinceramente di aver dimostrato che io e l’omofobia viaggiamo in parallelo e non ci incontriamo mai”, ecco. Se sei un artista che si schiera apertamente a supporto della comunità LGBT+ io devo farti notare quando qualcosa che scrivi è chiaramente transfobico». Affida a Twitter, invece, il suo commento Vladimir Luxuria, riportato da Neg.zone: «è vero, noi trans sappiamo sorprendervi con la nostra umanità per coloro che hanno la sensibilità artistica di raccontarci come fece De André e non di denigrarci».

Le più frivole e complottiste tra noi, mi fanno notare come, in uno dei video brandizzati Ferragnez, postati sul profilo instagram del cantante, accanto al mini-divo Leone, appaia, un po’ defilato, Cinzia di Leo Ortolani. Come si suol dire, tout se tient.

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