DDL OMOLESBOBITRANSFOBIA: A CHE PUNTO SIAMO?

COSA PROPONE IL TESTO PRESENTATO DA ALESSANDRO ZAN

di Fabrizio Ori

La legge contro l’omolesbobitransfobia consegnata per la discussione in Commissione Giustizia della Camera andando oltre un forte ostruzionismo della Lega, verrà discussa in aula probabilmente a luglio. Si tratta di un progetto di legge frutto dell’iniziativa del deputato Alessandro Zan, già noto attivista nell’ambito dei diritti civili per le persone LGBT+, cui si lega l’integrazione di altri testi elaborati da altri parlamentari, di ambo i rami. Assistiamo già da anni  a una spirale crescente di violenza, ad aggressioni, a episodi di bullismo e di misoginia, in rapporto al crescere delle crisi economica e sociale e a discriminazioni in base al sesso e agli orientamenti sessuali.

Si parte dal testo della legge Reale-Mancino, che definisce e penalizza l’istigazione ad atti di violenza legati alla discriminazione e all’odio razziale, estendendone la casistica a crimini specifici di natura discriminatoria e violenta per ragioni legate al sesso, contro quindi persone omosessuali, transessuali e donne, ma anche contro eterosessuali, se ciò si verificasse. A differenza di quanto sostengono strenui oppositori di questa proposta di legge, le definizioni di sesso, di genere, di identità sono già presenti nell’ordinamento, e non inducono dunque a indeterminatezza nelle modifiche proposte a tale norma. Tale legge gode inoltre di un’ampia giurisprudenza, che ne ha modificato, rafforzandolo, l’impianto. Fin dal ‘96 infatti si tenta di portare in discussione al Parlamento italiano una legge che tuteli soggetti vittime da sempre di bullismo omolesbobitransfobico, basti ricordare il ddl Salvato, il ddl Grillini, i due tentativi di Concia e il più recente ddl Scalfarotto (che conteneva salvacondotti non indifferenti per associazioni o realtà smaccatamente omolesbobitransfobiche).

Le modifiche istituiscono una tutela rafforzata contro i crimini intentati verso persone o gruppi sociali perseguitati per ciò che sono. Il progetto di legge prevede anche azioni positive, non solo un’integrazione di tali categorie quando sono oggetto di violenza nelle casistiche dell’azione penale, ma anche una serie di iniziative volte a mutare il clima culturale che negli ultimi anni ha conosciuto un’involuzione. Verranno ad esempio promosse azioni educative volte a insegnare il rispetto della diversità. Non si tratta di una legge liberticida, in quanto non fa che ampliare il novero dei beneficiari di una legge già esistente volta a punire i crimini etno-razziali, bilanciando la libertà di espressione sancita dall’art. 21 della Costituzione con la libertà umana a essere ciò che si è. Il progetto distingue la libertà di pensiero, tutelandola, dall’istigazione all’odio. Si risponde anche alle sollecitazioni dell’U.E. che chiedeva da anni l’adozione di una legge in tal senso a tutela delle persone LGBT+. I primi tentativi risalgono al progetto di legge Vendola di ventiquattro anni fa. Le bugie dette e la disinformazione diffusa su questa bozza di legge sono sconvolgenti, «legge a favore della pedofilia», «legge bavaglio e liberticida», ma non è così. Chi può essere così in malafede da essere contrario a una legge che mette in pratica l’art. 3 della Costituzione che ci impone il principio di uguaglianza?

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