Antonio Russo ha il vezzo di farsi chiamare Ginger. Non è il suo nome d’elezione, né tantomeno un nome d’arte: quello è antart, non perché si chiami ANTonio, ma per il suo particolare amore per le formiche. Al al di là dei suoi molti nomi, Antonio nasce a Bronte ed è un illustratorə e character designer e pixelartist. Ha frequentato la Nautilus Academy VideoGames & DigitalArt e attualmente studia Grafica e Illustrazione all’accademia di belle arti di Catania. Ha collaborato con la città di Zoe, la webzine di Arci catania, e si diletta a creare piccoli videogiochi, con la speranza di lavorarci prima o poi. Per La Falla, si è occupato di creare il poster di febbraio a tema poliamore.

Come ti sei sentitə rispetto alla proposta di realizzare un poster a tema poliamore?

Inizialmente mi sono sentitə incertə, non ero sicurə di riuscirci. Il tema è qualcosa su cui sto riflettendo molto in questo periodo, e nel farlo metto in dubbio molte delle mie sicurezze e vari aspetti della mia persona che avevo dato per scontati. Ho sempre vissuto esperienze romantiche monogame e crescendo mi sono sempre più circondatə da persone eterogenee che mi hanno portatə a sentire il bisogno di abbandonare sempre di più certe forme stabilite, forse proprio perché ho sempre avuto bisogno di uscirne.

Quando ci hai condiviso il poster, ognunə di noi ha visto qualcosa di diverso: è vero quindi che l’amore non è un’unica immagine, ma una molteplicità di visioni. Ci racconti come sei giuntə a questa elaborazione grafica?


Mi rallegra molto che abbiate percepito la molteplicità come la questione principale, perché è proprio quello su cui ho puntato il focus, ovvero il prefisso poli-. Devo ammettere che è stato difficile riuscire a interpretare il tema inizialmente, probabilmente proprio per i miei dubbi personali riguardo il tema, ma sono estremamente soddisfattə del risultato. Inizialmente ho optato per una raffigurazione più letterale illustrando relazioni di 3 o più persone, ma non mi convinceva, forse proprio per paura di essere troppo didascalicə. Successivamente, dopo un brainstorming tra amichə creativə, è uscito l’elemento delle costellazioni: stelle che si collegano per creare una mappa. Di questa idea mi preoccupava lo spazio di composizione dell’immagine: idealmente avevo pensato a questa illustrazione come se fosse un poster, quindi avevo intenzione di occupare tutto lo spazio disponibile. Infine, nell’indecisione, ho dato un occhiata ai miei vecchi sketchbooks per trovare aiuto o ispirazione. È proprio da un mio vecchio sketch che nasce questa illustrazione finale, che d’altronde si allinea di più con ciò che mi diverte, ovvero l’astrattismo. Nello sketch iniziale erano presenti le forme e le mani che si trovano al centro dell’illustrazione, da lì ho migliorato e ampliato l’immagine. Le mani erano perfette per rappresentare i corpi, senza dargli una forma precisa e senza ingarbugliarmi troppo nella questione della rappresentazione. Volevo trasmettere simbolicamente l’affetto attraverso le mani che si tengono e tendono l’una verso l’altra.

Ho aggiunto movimento con forme legate all’acqua, in quanto fluida, in costante movimento anche in profondità. Da qui le macchie scure nel background, per richiamre l’oceano, elemento naturale di estremo aiuto per trasmettere la profondità, la fluidità e la molteplicità che un’emozione come l’amore riesce a raggiungere nella coesistenza contemporanea tra singoli, coppie e gruppi.

Secondo te, quanto è importante l’arte per dare voce a relazioni che escono dagli schemi convenzionali? Qual è il punto di forza dell’illustrazione nel fare ciò?


L’arte è un mezzo capace di comunicare, di esprimere e di rappresentare. Quest’ultima caratteristica in particolare si ripresenta spesso come possibilità di rendere visibile ciò che è ignorato. Ma non è detto che questa sia la sua unica funzione. Come vediamo nell’uso capitalistico, la rappresentazione può essere presa in ostaggio e sfruttata per il mero guadagno personale. Ci sono poi situazioni in cui la scelta di rappresentare qualcosa può rivelarsi problematica: ne sono un esempio alcune serie TV degli ultimi anni, in cui la presenza di un personaggio queer non sempre risulta narrativamente motivata e la sua presentazione al pubblico è chiaramente stereotipata. Se per certi versi può risultare infatti una vittoria vedere finocchie ovunque, la domanda però che mi pongo è: ma perché sono tuttə uguali? E perché il loro contributo è quello di essere spesso l’elemento sensibile e diverso da altrə? Credo che la risposta a tutto ciò sia la visione etero-cis della queerness.

La forza dell’illustrazione è poter creare qualcosa che non è reale e con questo comunque modellare la realtà – a differenza di altre forme d’arte, le quali hanno ognuna un modo e una forza propri per poter rendere ciò possibile. Una narrazione statica o un’immagine dinamica, possono far sì che lo spettatore percepisca sensazioni e sentimenti attraverso l’utilizzo di forme, luci, colori e tanto altro. Ognunə di noi osserva la realtà attraverso una lente ed è in base a come noi scegliamo di rappresentare che diamo vita alle cose in qualche modo.

Se l’amore poliamoroso fosse un piatto, quale sarebbe e perché?

L’amore poliamoroso se fosse un piatto sarebbe per me la Ratatouille, un piatto vegano con una molteplicità di fettine di vari ortaggi e ingredienti poveri.