Mentre ancora una volta la stampa italiana, attraverso la narrazione che crea intorno alle atlete in queste olimpiadi invernali, dimostra che la nostra società sotto sotto è ancora patriarcale, non possiamo fare a meno di notare (e crediamo questo sia un sentire comune) come numerose discipline svolte sulle nevi abbiano in realtà una scarsa applicabilità pratica, ma servano più che altro ad avere una scusa per indossare una tutina attillata in Spandex.

Per questo, tra il serio e il faceto, abbiamo deciso di catalogare tali discipline in base al livello di omoeroticità che emanano. Così, per passar il tempo.

Innanzitutto, una questione di metodo: si sono valutate le discipline in gara attraverso tre criteri con cui dare un voto decimale assolutamente non soggettivo e parziale, ossia fattore tutina, fattore prossimità (ovvero quanto e come ci si tocca) e fattore movenze. La media di questi tre voti, con una lieve ponderazione a favore delle movenze, ha prodotto quanto segue.

Ecco, quindi, la nostra personale classifica.

Al 16° posto: Curling

Sicuramente il curling è uno sport che al mero occhio esterno può apparire come l’antisesso, vuoi per la totale mancanza di fattore tutina, però ammettiamolo: questa versione invernale delle bocce insegna solo a spazzare per terra e sulla pista indossano pure le pattine. Più etero di così…

Al 15° posto: Sci acrobatico

Poco spandex, poco contatto e, soprattutto, dà l’impressione di essere una disciplina per persone saccenti. Un po’ come lo skate, ma chi lo pratica non ha tra i 15 e i 16 anni.

Al 14° posto: Snowboard

Zero omoerotico come sopra, ma con una sottilissima differenza, in questo più simile allo skateboard: va’ a capire perché, ci si vedrebbero facilmente a praticarlo delle lesbiche.

Al 13° posto: Bob

Spingi giù da una discesa qualcosa di pesante e non fare nulla, tirandosela poi come si fosse fatto decollare uno shuttle. In cinque parole: «hetero on ice: the game».

Al 12° posto: Pattinaggio di figura

Per quanto il più estroso e artistico degli sport olimpici invernali e sicuramente afflitto della sindrome del ballerino di danza classica, soffre la scarsa presenza di tutine attillate, e soprattutto è tra gli sport il più gendercoded, e quindi eterononormato.

All’11° posto: Sci alpino

Nulla di particolare da dire sullo sci alpino, se non che, come nello snowboard, c’è quel vederci bene una lesbica a praticarlo, ovviamente senza averlo mai fatto prima e comunque con uno schiocco di dita, un trapano e un moschettone.

Al 10° posto: Biathlon

Per quanto qui alla Falla ci si sogni tutte in un poligono di tiro (o in alternativa a fare immersioni subacquee, ma questa è un’altra storia), e nonostante il fattore tutina cominci a crescere, anche questo sport risulta alquanto eteronormato. Sarà la genealogia vagamente belligerante e sicuramente machista dalla pattuglia militare.

Però almeno contiene il prefisso bi-.

Al 9° posto: Combinata nordica

Salto con gli sci per decidere chi comincia prima a fare sci di fondo. Tolto aver impiegato due buone ore a capire perché questa diabolica combinazione di discipline, si è giunti alla conclusione che tale accoppiata sublima tutta l’eterosessualità delle discipline in questione, epurandole di qualsiasi traccia di omoerotismo.

Sarà il vaghissimo sentore di Formula 1.

All’8° posto: Salto con gli sci

Zero contatto e zero movenze, di per sé, ma oltre a un elevatissimo fattore tutina c’è da tenere in considerazione i chiari indizi emersi quest’anno (leggasi iniezioni di acido ialuronico per ingrossare i genitali) di fallolatria.

Un omoerotismo egoriferito, praticamente.

Al 7° posto: Skeleton

Altissimo fattore tutina, dato dalla posizione prona, ma proprio la posizione prona azzera qualsiasi fattore prossimità o movenze, un po’ come il bob.

In pratica, tutto chiappe e niente arrosto.

Al 6° posto: Sci di fondo

Lo sci di fondo sembra una commistione di BMX e quadball, col risultato di sembrare magari un minimo una gaywalk, ma trasudare al contempo machismo etero.

Al 5° posto: Hockey su ghiaccio

Causa mancanza di fattore tutina ci è impossibile mettere tale sport più in alto in tale classifica (l’unico aggettivo che viene in mente per tali divise è grunge), ma considerato quel recente capolavoro di nouvelle vague che è Heated rivarly e il riscaldamento anche pre-partita fatto a 90° non si poteva nemmeno metterlo più in basso.

Al 4° posto: Sci alpinismo (sì, è diverso dallo sci alpino)

Non è tanto la tutina, ma le movenze che pongono questa disciplina tanto in alto. Perché è un dettaglio preciso a distinguere questo da tutti gli altri sport su sci: l’essere una gaywalk più scivolata.

Al 3° posto: Short track

Dopo aver speso quattro ore a capire la differenza tra short track e pattinaggio di velocità (e non si nega di avere ancora dubbi), il primo si guadagna il terzo posto sul podio per l’obbligo di caschetto, l’ammucchiata che può crearsi in pista e il particolare passaggio di testimone nella staffetta: con una palpata di chiappa.

Al 2° posto: Pattinaggio di velocità

Non è tanto l’assenza del suddetto obbligo a fare la differenza con la precedente posizione, quanto il fatto che oltre all’ammucchiata in pista c’è anche la versione a squadre, in cui ogni squadra gareggia in fila indiana, tenendosi ogni atleta costantemente a chi ha davanti per una natica.

Al 1° posto: Slittino

E infine, ecco la disciplina suprema vincitrice di questa competizione, non solo per il suo fattore tutina, sostenuto da un fattore movenze (in partenza) nemmeno da poco. Se lo slittino si guadagna la prima posizione è certamente per la sua versione in coppia, che eleva al massimo il fattore contatto: praticamente la sublimazione assoluta dell’omoerotismo mariomeliano, e di fatto l’unico motivo per cui è nata questa classifica del cacchio.

A lei il trofeo, anzi, la medaglia d’oro.
Sperando non si rompa.

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