UNA PAPESSA CHE AMA I GAY

Le confessioni di Sofia Mehiel.

25289725_1949080111774397_7216013198735313806_n

di Wawashi

Sofia Mehiel è nota ai più come la Papessa. Il che la dice lunga sul personaggio: se di regine ce ne possono essere molte contemporaneamente, la storia ci insegna che di Papa ce n’è sempre solo uno. Figuriamoci poi se il Papa ha la quinta di seno! Venerdì 29 dicembre, Sofia sarà la splendida host di un party speciale: Goddess Runway mette al centro dell’organizzazione, della selezione musicale, dell’animazione le donne transessuali, in uno spettacolo folgorante in cui la sexiness del Moulin Rouge si sposerà con l’immaginario patinato degli show di Victoria’s Secret.

Benché le donne MtF siano una presenza regolare in certi contesti, non ricordo di una serata organizzata da donne transessuali. Come te lo spieghi?
Non sono donna, non sono trans, non sono una farfalla, ma una persona come tutti, e odio le definizioni; anche se nel nostro gergo ci chiamiamo “le bioniche” dopo aver completato il percorso di transizione. E quando poi sei arrivata alla meta, sei all’inizio di un nuovo percorso senza mai dimenticare le tue radici. Il mio intento è sempre stato quello di collaborare con tutte le forme innovative: tanti cervelli tutti insieme possono creare grandi cose e forse è per questo che non si sente tanto parlare di eventi trans, perché noi amiamo includere tutti.

Parlami un po’ della tua fissa per gli uomini gay.
Ma ovvio che mi piacciono gli uomini gay, sono i più boni! Sono orgogliosa del mio bimbo Matteo Miglio, mi ha dato tantissime soddisfazioni, oppure di Ennio Ruffolo, lui mi ha letteralmente creata in teatro ed è stato il mio sogno di marito… ma sosteneva che il mio grande seno fosse come un grande brufolo. Lo amerò lo stesso a vita! Poi ho conosciuto qualche anno fa Nacho Quintana Vergara, il presidente di Arcigay Udine, un uomo meraviglioso e di una bontà pazzesca. E il Dj Juda ovvero Francesco De Saba? Pure lui un bonazzo pazzesco. È normale che poi mi scatti l’ormone, eh! Infine Vincenzo Branà, l’ho sempre ascoltato con molta attenzione ed è l’unico che spiega sempre tutto, presente passato e futuro, una vera manna per i neofiti che non conoscono le vecchie guerre. Ma ditemi voi come si fa a non amare i gay?

Ormai non si contano più i Pride a cui hai partecipato come madrina. Qual è il prossimo step? Icona LGBT+? Attivista indefessa? Presidente del Consiglio?
Mi reputo un’attivista, anche se per molti sono scomoda perché dico sempre quello che penso. Diventare un’icona gay significa una grande responsabilità e non fermarsi mai, lottare sempre contro ogni tipo di discriminazione e di violenza, significa difendere il proprio arcobaleno. Voglio dire che bisogna essere attivisti tutti i giorni della propria vita, non dobbiamo ricordarci solo negli eventi di rito che la violenza esiste. In questo periodo sto assistendo un ragazzo etero che è stato evirato da una sua amica, prima di lui mi sono occupata di tante persone sull’orlo del baratro o di gente con la faccia distrutta su un cruscotto di una smart. Credere che la vita sia finita è un errore, è semmai l’inizio di un nuovo cammino, bisogna ripulire tutto il sangue dal corpo e asciugare le lacrime. Mai fermarsi! Attivismo significa lottare sempre e il più delle volte in silenzio.

 

Pubblicato sul numero 30 della Falla – Dicembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *