TRE PAROLE D’ORDINE PER CAMBIARE IL MONDO: STORIA, INTERSEZIONALITÀ E RETE

LA TERZA E ULTIMA GIORNATA DI LESBICX

di Valentina Pinza

Una domenica uggiosa non ha scoraggiato le tantissime lesbiche che si sono riunite al Centro delle Donne di Bologna per la terza e ultima giornata di Lesbicxdopo gli intensi lavori del sabato, al Cassero Lgbti Center – fin dalle 9.30 del mattino, per l’assemblea. con la sua divisione in tre tavoli di discussione: Intersezionalità, R/esistenze lesbiche: storia e memoria e Reti lesbicx.

La restituzione finale ci consegna un patrimonio di istanze e di progettualità future al di là delle più rosee previsioni, con una sinergia che prende forma organica man mano che le portavoci dei gruppi riportano le rispettive sintesi all’assemblea plenaria.

Comincia il report il tavolo dedicato all’Intersezionalità, che intitola  la propria riflessione “Lavorare sulle relazioni piuttosto che sulle identità” e si fa testimonianza concreta del tema, osservando la molteplicità delle identità delle/dei sue/suoi partecipanti.

Le parole chiave sono: orientamento, trans, territori ai margini, disabilità, ecologia, identità, soggettività. Comprendere tutte le istanze significa creare un terreno di condivisione che non si muove nel campo della controversa definizione di “inclusione”, ma preferisce parlare di “spazio comune” in cui incontrarsi e su cui impostare una rete di alleanze.

Nella riflessione tra soggettività e identità, lo strumento più forte è quello del linguaggio, che dovrebbe lavorare su due livelli: il primo è quello dell’informazione (o controinformazione), sia rispetto alle narrazioni mediatiche tossiche e imprecise, sia rispetto alla scuola, luogo imprescindibile in cui fare formazione fin dai primi anni dell’infanzia; il secondo è l’uscita dalla gabbia della normalizzazione, che ha visto declinare la comunicazione, nei nostri anni più recenti, soprattutto verso la richiesta di diritti e l’appiattimento sui modelli eteronormativi.

È più che mai necessario riportare al centro del discorso la nostra alterità, produrre e proporre modelli che rappresentino le nostre soggettività e muovere un cambiamento culturale, che non significa, però, dimenticare le battaglie per il riconoscimento di tutte le discriminazioni e il bisogno di insistere nella richiesta di tutele, anche giuridiche.

In chiusura, si cita Angela Davis: radicalità, dunque un ritorno alla radice delle soggettività.

Il linguaggio è uno dei focus della discussione anche nel tavolo R/esistenze lesbiche, che individua il bisogno di un sapere comune, un archivio che racchiuda le esperienze passate – e quindi la nostra memoria collettiva – le conoscenze di ognuna e un work-in-progress sull’attualità più cocente. La comunicazione al nostro interno deve affrontare vari nodi, dai gap di natura linguistica, alle esperienze diverse di partecipazione e impegno (assemblee, piazza, formazione accademica, etc), fino alle differenze generazionali, che vanno assolutamente smontate.

L’attivismo contemporaneo si muove su canali e livelli che intrecciano partecipazione fisica e digitale, quest’ultima in particolar modo caratterizza le giovani generazioni, ma le svariate declinazioni di impegno non devono impedire la capacità di unirsi per le lotte comuni.

La proposta concreta è la realizzazione di un podcast che costruisca una narrazione di memorie e comunichi le esperienze più attuali: esiste molto materiale, va recuperato, trascritto, riportato. Senza dimenticare che la creazione di uno strumento/contenitore digitale è una soluzione che faciliterà la fruizione e, in senso esteso, l’accessibilità ai contenuti per tutte le interessate.

Chiude la restituzione Reti lesbicx, che fin dal proprio nome svela l’intenzione sottesa alla tre giorni appena terminata: la necessità di costruire una rete di soggettività lesbicx che abbracci tutto il territorio nazionale. Quale rete, cosa e come fare per crearla, quali relazioni, sia interne sia esterne, sono le domande da cui parte il tavolo e su cui inizia a fornire alcune risposte.

Viene ripercorsa la storia recente del movimento lesbico, dall’arresto di Graziella Bertozzo al Pride del 2008, all’appello delle 49 lesbiche contro la Gpa del 2016, per arrivare alle fratture dopo l’ultimo congresso nazionale di ArciLesbica.

La rete che si delinea dev’essere innanzitutto culturale e politica, senza gerarchie, con alleanze che guardino al di fuori di logiche egoriferite. La priorità è un’opposizione strenua alla guerra globale contro le soggettività non eteronormate e alla barbarie neoliberista e fascio-leghista.

Una rete che si baserà su relazioni orizzontali, che vuole attraversare le criticità del passato senza ingenuità e con consapevolezza, che attraverso il confronto delinei dei punti cardine a fondamenta della condivisione e del cambiamento che si vuole mettere in atto.

I punti sono presto detti e sono gli stessi emersi dagli altri due tavoli: intersezionalità, non “inclusione” ma “spazio comune”, ricerca di nuove alleanze, approfondimento e messa in discussione del linguaggio, trasmissione e scambio di saperi, attenzione verso il linguaggio e i diversi posizionamenti.

Sentir-pensando, è stato detto in conclusione, alla ricerca di una sintesi perfetta per tutte queste parole d’ordine: il titolo, oltremodo persuasivo e poetico, del densissimo intervento, sabato pomeriggio, di Liana Borghi.

Serve un’accelerazione sui tempi e una comunicazione, perché no, pop, che esca nello spazio pubblico e prenda, finalmente, parola.

Ci sarà modo di discuterne molto presto, perché la proposta, accolta da tutte le lesbiche della sala con entusiasmo, è un appuntamento a maggio, a Roma, che riprenda le fila di tutti i discorsi di questa incredibile Lesbicx appena conclusa.

Nel frattempo, portiamo a casa la certezza che le lesbiche sono molteplici e senza confini, infinite variazioni in divenire e che, per dirla con Carla Catena, vogliono cambiare il mondo.

Maggio è dietro l’angolo, siete pronte?

 

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