SE ESISTE, ALLORA C’È LA SUA VERSIONE PORNO

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di Irene Pasini

 

Dall’inizio del 2014 il numero delle ricerche online a tema pornografico è arrivato ad oltre 1 miliardo e 870 millioni mentre i siti web dedicati all’erotismo ammontano a più di 4 milioni, per un complessivo 12% di internet. Questi sono solo alcuni degli interessanti dati che PornHub ha deciso di condividere per festeggiare i propri 10 anni il 25 maggio 2017, numeri importanti che ci mostrano come ormai il 42,7 % degli utenti di internet guardi porno.
L’infografica del più grande database del settore ha inoltre mostrato, fra le altre cose, un incremento del consumo di pornografia online da parte delle donne (il 24% degli utenti), che dal 2015 il termine ‘lesbica’ risulta il più ricercato, e un aumento della presenza di alcune personalità del porno queer (in particolare il pornoattore trans Buck Angel e l’attrice plus size April Flores).
Quanto tali dati siano da collegare effettivamente alle battaglie LGBT e femministe nel mondo al di fuori del WWW sarebbe però ancora da capire, visto che gli stessi indicano un 2017 alle prese con altissime richieste per l’hentai e il bondage, tra cosplay dei cartoni Disney.

La famosa “non regola” numero 34 di internet “Se esiste, allora c’è la sua versione porno. Senza eccezioni”, ha forse subito un’evoluzione? Che tipo di correlazione c’è tra il porno e la cultura di una determinata società? Se è vero che i gusti pornografici poco si connettono alle effettive pratiche sessuali della persona, come mai la pornografia sembra influenzare così tanto il mondo?
Il fatto che attrici indipendenti, libere e fiere della propria sessualità come Sasha Grey e Alexis Texas siano sulla cresta dell’onda surclassando grandi classici più sottomessi come Vanessa Del Rio e Sarah Young, davvero non ha nulla a che fare con le battaglie femministe degli ultimi tempi?
In un mondo come quello della pornografia, pensato e controllato dall’uomo bianco eterosessuale, e cisgender, e rivolto esclusivamente alle fantasie erotiche dello stesso, internet ha aperto le porte alla diversità e alle richieste di chi nei grandi classici dell’erotismo non vedeva riconosciuti i propri desideri. Stando sempre ai numeri di PornHub, infatti, le donne si godono il sesso in modo altrettanto variegato e disinteressato (cioè meramente sessuale) degli uomini; ‘romantic sex’, una delle pochissime categorie pensate proprio per le donne, è tra le meno amate; nel minuto e mezzo che secondo le statistiche il pubblico femminile trascorre sui siti più di quello maschile, la ricerca è dedicata più a ‘sesso lesbico’ e ‘gangbang’.

Quando nel 2007 Malcom Flannigan creò PornHub arricchendolo di tag e sottocategorie, la parola più cercata fu ‘Milf’. Esisteva già la sezione ‘donne mature’, ma solo dopo la comparsa del tag sui siti online la milf si fece fenomeno di costume, entrando nella vita di tutti i giorni. La pornografia online aveva evidentemente intercettato un gusto fino ad allora nascosto, non tanto perché latente quanto perché soffocato.
E ancora, secondo PornHub la categoria più ricercata nel porno gay, dal più classico ‘interracial’, è diventata quella del ‘ragazzo etero sedotto’, seguita immediatamente dal corrispettivo maschile della milf, ‘dilf’.
Fra gli utenti islamici, invece, dilaga una vera e propria passione: quella per i video hard israeliani in cui gli attori interpretano il ruolo di soldati, agenti segreti o poliziotti. Il Pakistan, paese fortemente omofobo, è il primo in classifica per la fruizione di contenuti gay.
Nel porno online la fantasia di ciascuno di noi può fondare una categoria, non per forza perché in essa un numero più o meno cospicuo di persone vi si riconosce ma, più verosimilmente, perché quegli individui vengono indotti a identificarvisi, a trovarla eccitante. A volte può prendere la forma d’una sorta di sublimazione al contrario, come nel caso degli arabi amanti del porno israeliano, nella quale qualcosa di imposto, aggressivo e pericoloso si tramuta in oggetto sessuale.

Tracciare però una linea così diretta tra porno e realtà continua a sembrare semplicistico e riduce la complessità del mondo XXX e di internet stesso. Lungo la distanza tra ciò che scegliamo a letto, ciò che desideriamo segretamente, ciò che abita le nostre fantasie e ciò che, invece, anima la nostra vita sociale e ci fa aderire ai nostri ruoli, corrono la nostra libertà, i nostri sogni, i nostri misteri. L’essere umano non è ciò che vota e non è nemmeno il sesso che ama guardare. Ma, probabilmente, quello che trova stimolante e che decide di aprire in streaming sulla pagina in incognito del proprio browser ha forti collegamenti con la realtà circostante, in un algoritmo di frustrazioni, desideri, ricordi ed emozioni che, se il sesso e la pornografia non facessero ancora parte di uno dei più grandi tabù della nostra società, sicuramente avrebbero già illuminato gli ancora numerosi segreti della nostra mente.

Pubblicato sul numero 27 de La Falla – Luglio/Agosto/Settembre 2017. 

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