OGNI RECINTO È UN ATTO DI PAURA

Lesbicx, un momento di rilfessione collettiva sulla soggettività lesbica

di Francesco Colombrita

Mercoledì 30 gennaio, sala Savonuzzi ha ospitato la conferenza stampa di presentazione di Lesbicx, seconda edizione della Scuola Femminista, curata da Lesbiche Bologna, che si svolgerà l’1,2 e 3 febbraio tra il Cassero LGBTI center e il Centro delle Donne di Bologna.

L’apertura di Susanna Zaccaria, assessora alle Pari Opportunità e Diritti LGBT, rende omaggio all’organizzazione di questo evento da parte di un’associazione che ha attraversato “due anni politicamente difficili, dimostrando tenacia e coraggio” e ha il pregio di mettere in campo una tre giorni fondata sul dialogo e sul confronto.

È la presidente di Lesbiche Bologna, Carla Catena, a calare la briscola: tutto questo, afferma, nasce dalla necessità di “rimettere al centro una soggettività lesbica inclusiva e intersezionale”, che si è fatta impellente dopo l’esito dell’ultimo congresso di ArciLesbica Nazionale. “Proprio perché il personale diviene politico e il politico diviene personale, è fondamentale porre noi stesse di nuovo al centro del dibattito”. Si legge, infatti, nel comunicato stampa: “Siamo talmente tranquille rispetto all’autorevolezza della soggettività lesbica che non temiamo di dissolverci se nominiamo, ovvero significhiamo anche morfosintatticamente, la nostra volontà di apertura all* altr* e alla contemporaneità”.

Da qui, il posizionamento di un atto politico chiaro, la cui apertura si intuisce fin dal nome dato alla tavola rotonda che si svolgerà venerdì 1 febbraio alle 17.00 al Cassero, BolognaX: giorni di un futuro anteriore, scelto nella convinzione, spiega Catena, che la comunità LGBT+, nel suo insieme, abbia un grandissimo potenziale da mettere in campo.

Un programma ricco e variegato, che vedrà, sabato 2 febbraio, una vera e propria conferenza, con interventi che metteranno sul tavolo molteplici temi che intercettano numerose istanze del movimento lesbico (identità, persone trans*, maternità, disabilità), quelle stesse tematiche che altrove si cerca di estromettere dal dibattito. “Fare lotta lesbica femminista non può prescindere dall’accogliere e intrecciare universi e realtà multiple”, dice Maria Laricchia del direttivo di Lesbiche Bologna, riprendendo poi anche una massima di Audre Lorde: “Non esiste una battaglia monotematica, perché noi non viviamo vite monotematiche”. L’esito della conferenza di sabato e di un tavolo di discussione assembleare, che si svolgerà domenica mattina al Centro delle Donne, sarà oggetto di elaborazione collettiva nell’assemblea di domenica.

Chiude la conferenza stampa Elisa Manici, attivista e giornalista, riportando il punto sui concetti: “Nella scelta delle relatrici si sono voluti offrire spunti, non fornire risposte preconfezionate”, il che riporta l’attenzione ai due termini chiave dell’evento, “inclusione” e “intersezionalità”. Parole attualmente quasi inflazionate, ma il cui significato,  probabilmente, occorre chiarire. “Inclusione vuol dire che i confini delle comunità sono aperti a chiunque” – spiega Manici riprendendo Habermas – “l’intersezionalità è ben espressa da quella massima di Lorde e porta con sé la conseguenza della moltiplicazione delle oppressioni”.

Date le premesse, dalla scelta delle relatrici alle modalità della tre giorni, le aspettative sono alte e il convegno si appresta a diventare un punto di snodo fondamentale per il lesbismo politico italiano, il cui senso è ben espresso da una citazione di Judith Butler, con cui Manici chiude la presentazione: “Issare paletti che circondano la nostra identità, per proteggerla, è simbolo di paura.”

 

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