NOSTRA SANTITÀ – EDWARD MORGAN FORSTER

di Elisa Manici

Ci ricordiamo di E. M. Forster, scrittore britannico (1879-1970), soprattutto per Maurice, uno dei primi romanzi, se non il primo, in cui si parla di amori gay in termini sereni (per i tempi, venne scritto tra il 1913 e il 1914) e in cui al protagonista viene concesso un happy ending. Il cinema lo ha molto amato, a iniziare dal regista James Ivory, che nel 1987 ha tratto da Maurice il celebre film omonimo, oltre a Camera con vista (1986) e Casa Howard (1992). Forster venne a patti con la sua omosessualità dopo una visita all’ex prete Edward Carpenter, uno dei primi attivisti gay. Lui e il suo compagno gli ispirarono la scrittura di Maurice, che venne pubblicato postumo nel 1971. Pur essendo orgoglioso del finale felice, Forster sapeva che proprio per quello avrebbe avuto problemi: l’omosessualità è stata reato nel Regno Unito fino al 1969. Sul manoscritto è stata trovata una nota autografa che diceva: “Pubblicabile, ma ne vale la pena?”

pubblicato sul numero 41 della Falla, gennaio 2019

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