MASCHIO: VEDI ALLA VOCE APPENDICE

Misure, virilità e altre leggende

di Pier Paolo Scarsella

Giacché tutti gli uomini di tragica grandezza
diventano tali per un che di morboso –
Herman Mellville (Moby Dick)

Lo scorso maggio, un servizio prodotto da Presa Diretta intitolato Ciao Maschio! ha introdotto nel vocabolario culturale degli uomini di tutta Italia il pericoloso e malevolo ftalato. Stando alle ricerche, questo componente chimico presente nelle plastiche (meno dannoso certamente delle polveri sottili o dell’amianto, sic), provocherebbe nel giro di diverse generazioni una delle più grandi tragedie che il genere umano abbia mai dovuto affrontare: la riduzione del pene.

Al di là del tono da fanfara, la notizia e i recenti studi in materia hanno evidenziato come il rapporto tra il maschio e la lunghezza del proprio pene, con annesse ansie e fobie, è quanto mai doloroso e controverso. Stando ai risultati pubblicati nel 2015 sul British Journal of Urology, e prodotti dal King’s College London, la lunghezza media del pene di un uomo, completamente sviluppato, oscillerebbe tra i 9,16 centimetri a riposo e i 13,12 in erezione. Studi più generosi, invece fissano le asticelle tra i 12,4 cm a riposo e i 17,3 cm in erezione. Nella ricerca del college britannico si evince ancora che tra il 45 e il 57% degli uomini, sottoposti alla misurazione, è insoddisfatto dell’estensione del proprio pene o che non disdegnerebbe un metodo sicuro per migliorarne le dimensioni. Considerato che al netto di rari casi di microdotati, la popolazione maschile presenta delle misure nella media, viene da domandarsi come mai si avverta così ferocemente la necessità di avere un pene di spropositate dimensioni tendenti all’infinito.

Le ragioni, tra le più disparate, sono intrecciate a stereotipi mediatici, leggende metropolitane e osanne storiche. Per i primi, sfogliando da Amazon, a siti più specializzati nella vendita di sex toys, è possibile notare come la misura minima di dildi sia di 18 cm (quasi un centimetro in più rispetto al massimo delle statistiche). Al di sotto di questa misura, nella maggioranza dei casi, vengono considerati dei semplici dilatatori. Sfatati, dalla ricerca dell’università britannica, anche miti come la strabusata “Legge della L” o detti popolari come “Chi di naso abbonda…”.

Similmente accade nell’industria pornografica, da sempre considerata la Mecca dei superdotati. Basta guardare la pagina di Men.com, dedicata agli attori porno, per vedere come dei tredici soggetti esclusivi dell’azienda solo in tre superano il limite massimo di lunghezza media, mentre tra gli 812 attori più popolari il 79,3% presenta un pene standard. La questione storica, invece, ci permette di indagare più a fondo l’idea che vede nei genitali maschili il santo Graal del potere universale. Caso emblematico di una florida letteratura in materia è un racconto della mitologia egizia in cui
si narra che Osiride ucciso e smembrato da Seth fu ricostruito da Isis la quale, però, non riuscì a trovare il suo pene, fonte dei principali poteri del dio. Gli egizi, per rimediare, cominciarono a costruire obelischi al fine di simulare il fallo perduto. Tra i primi, però, a teorizzare questo costrutto culturale è Mario Mieli che nel 1977 in Elementi di Critica Omosessuale individuava come il rapporto tra uomo e fallo si presupponesse legato alla possibilità di esercitare un potere coercitivo – la virilità – sulle donne. L’idea che il machismo e la maschilità siano legate, soprattutto alle dimensioni del proprio batacchio è pervasiva della nostra cultura. Ritornando agli ftalati di cui sopra, è da sottolineare che nei giorni successivi alla messa in onda della puntata diverse testate giornalistiche hanno titolato con “Il maschio è in via d’estinzione” o “Il maschio si sta femminizzando”.

Citando sempre e solo la questione del “pene più corto”, e andando a sottolineare quell’idea che vede “delle piccole dimensioni” come un crimine denigrante. In definitiva, se non avete capito il senso di questo articolo, siete sprovvisti di un righello e avete l’impellente bisogno di misurarvelo, sappiate che la testata della Falla, partendo da un angolo, è lunga 29,7 cm. Vi basta arrivare a metà e sarete più che nella media. Buona misurazione!

Pubblicato nel numero 35 della Falla – Maggio 2018

 

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