L’ORIGINE DELL’ELETTRONICA

CHI HA INVENTATO IL CLUBBING CHE HA CONQUISTATO IL MONDO

di Federica Perazzoli

La musica del sabato sera, un fenomeno oggi per lo più bianco, cis e orientato al profitto. 

Ma l’origine del clubbing proviene da ambienti ben diversi. Ogni volta che sentiamo un clap fuoriuscire da un qualsiasi sistema di diffusione o amplificazione, dovremmo omaggiare chi ha permesso tutto questo, ossia persone nere, latine e queer. Si parte dall’America, in città più o meno prevedibili, per finire nella Parigi transfemminista e lesbica negli anni ‘90. Luoghi diversi, ma necessità e identità adiacenti.

Prima tappa New York, inizio anni ’70. Era appena successo di tutto e molto altro ancora sarebbe dovuto accadere.  Sulla scia di Stonewall, persone queer, ma anche cis-ma-non-troppo, oltre che demiurgiche, edificarono uno scenario urbano tutto loro per portare avanti quanto era appena nato. Da un irriducibile popolo dance dalle molteplici sfaccettature vennero fuori la NY Disco e la US Garage. Seconda tappa Detroit, ancora inizio anni ‘70. Nasceva l’amata, o odiata, techno (in origine Detroit house), e non avrebbe potuto generarsi altrove se non nella capitale della metalmeccanica. Suoni ossessivi, beat per minuto più elevati; eppure la scena techno fu, ed è tuttora, uno degli ambienti meno inclusivi, poiché frequentato perlopiù da uomini cis bianchi di classe media. Ma l’ambiente queer trovò il suo spazio anche lì.

Terza tappa Chicago, fine anni ‘70. Diversi club strettamente queer e black miscelarono le sonorità electro pop europee con la disco e il funk, il tutto legato da suoni grassi e rozzi, calibrati ad arte da esponenti della classe operaia fatti, disordinati, eccessivi e sessualmente espliciti. Nacquero la Chicago house e la Acid house.

Quarta tappa l’Europa. Inghilterra, metà anni ’80. In preda alle isterie new wave e synth pop, l’acid house e la techno trovarono terreno fertile per mettere radici. Presero forma i rave party. Tra l’88 e il ’92, il picco della diffusione dell’Aids fu il pretesto per la promulgazione da parte del governo Thatcher di svariati provvedimenti anti-gay, situazione che costrinse i pochi locali queer (e non solo) del Regno Unito a organizzare eventi nelle warehouse, magazzini lontani dal nucleo urbano, così da evitare le restrizioni vigenti. Questo periodo venne chiamato Second Summer of Love. Nasceva così la rave culture, riprendendo i canoni dell’ondata anni ’60 di amore e libertà. Nonostante l’ottimo slancio intersezionale, la rave culture rimarrà una prerogativa bianca, cis e non inclusiva.

Alle soglie degli anni ’90, la musica elettronica si era ormai capillarizzata in forme di vita molteplici e complesse. Le Ballroom diventarono forza motrice della cultura queer mondiale; le femministe europee e americane hanno fatto del loro attivismo un proprio genere musicale. Arrivarono gli anni 2000 e l’elettronica invase il mondo.

La prossima volta che andrete a ballare o quando sentire un beat a 120 bpm ripensate a dove tutto questo è cominciato e a dove siete voi ora.

pubblicato sul numero 46 della Falla, giugno 2019

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