LIBERATE LE STREGHE

BREVE STORIA DI UN INCUBO PATRIARCALE

di Elisa Manici

«Tremate, tremate, le streghe son tornate!» è uno slogan classico delle manifestazioni femministe di piazza degli anni ’70, spesso accompagnato dal gesto di unire i pollici e gli indici delle mani a creare una versione stilizzata dei genitali femminili, altrettanto iconico di quel periodo. A partire dal 2016 circa è stato massicciamente ripreso nelle manifestazioni di Non una di meno, insieme a: «Siamo le pronipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare».

Non sono soltanto i femminismi ad aver rispolverato la figura della strega. Nel suo essere profondamente ingranata nell’immaginario collettivo occidentale non era mai scomparsa, ma è in atto un vero e proprio rinascimento anche in ambito di produzioni cinematografiche e televisive, che spesso, a loro volta, sono reboot di opere precedenti o tratte da romanzi e saghe, in un mescolone pop e postmoderno di citazioni e risignificazioni. Passiamo dall’amato/odiato Suspiria di Luca Guadagnino, rifacimento di uno dei più famosi film di Dario Argento, al reboot di Giovani streghe, a quello di Streghe, il celeberrimo telefilm nato nel 1998. C’è poi il successo planetario di Netflix con The chilling adventures of Sabrina, che è una nuova versione televisiva del fumetto nato nel 1962 per la Archie Comics, molto più dark e femminista della precedente Sabrina, vita da strega, una sit com andata in onda dal 1996 al 2003. E molto, moltissimo altro che non stiamo citando per motivi di spazio.

Ma come e quando nasce la figura della strega? La credenza nella magia come forma di sapere esoterico e iniziatico, in grado di influenzare e controllare le forze della natura, è presente in tutta la storia umana. Le si accompagna la fede nella stregoneria: sono state presenti e centrali in modi e forme diverse nelle culture e nelle religioni di tutto il mondo, includendo, secondo quanto affermano Bengt Ankarloo e Stuart Clark (Witchcraft and Magic in Europe: Biblical and Pagan Societies, University of Philadelphia Press, 2001), culture sia «primitive» che «molto avanzate», e continua ad avere un ruolo importante in molte culture contemporanee.

La strega classica europea e nordamericana, con gli attributi con cui la conosciamo ancora oggi, è però una creazione medievale. Alla Chiesa interessava creare un archetipo femminile che fosse assoggettato al maschile divino e quindi controllabile, da qui l’esaltazione della figura di Maria, opposta rispetto a quella di Eva, che si era posta come antagonista di Dio mangiando il frutto proibito della conoscenza. Sottotraccia nonostante il patriarcato, continuava infatti a esistere una connessione tra la donna e la conoscenza. A livello teologico, pertanto, l’amministrazione del male venne affidata a Satana e alle streghe, e la stregoneria iniziò a essere considerata una forma di satanismo. Anche se l’Inquisizione esisteva già da un pezzo (nacque infatti col Concilio del 1184), una delle sue attività principali divenne la caccia alle streghe. Nel 1486 Heinrich Krämer e Jacob Sprenger scrissero il Malleus Maleficarum, una sorta di manuale per la caccia alle streghe comprensivo di istruzioni dalla cattura agli interrogatori, sotto le spoglie di trattato demonologico. Non fu mai adottato dalla Chiesa, ma nemmeno inserito nell’indice dei libri proibiti, e venne usato anche in ambito protestante.

Noi conosciamo le confessioni di queste donne solo tramite i verbali dell’Inquisizione, e sotto tortura – e sottolineiamo come le torture alle accusate di stregoneria fossero particolarmente disturbanti e fantasiose – ammettevano di saper leggere, di approcciarsi allo stesso mondo dell’alchimia che agli uomini non era proibito.

Dal momento in cui la sua figura si istituisce, la strega svolge la funzione per cui era stata creata: è l’incarnazione delle parti negative dei dualismi alla base del pensiero occidentale. Demonio/dio, corpo/spirito, uomo/donna, lunare/solare, passivo/attivo, istinto/ragione, controllo/sregolatezza. Ma non si limita solo a questo: li abbraccia, e li porta all’eccesso.

In definitiva, nel suo essere una iper-donna, che assume in sé tutta la negatività attribuita al genere femminile dalla cultura greco-giudaico-cristiana, sfugge alla stessa definizione binaria di donna. Da qui il timore che suscita, ma anche il suo fascino inestinguibile. Come è accaduto secoli dopo per il positivismo con la creazione dell’identità omosessuale tramite la sua definizione e la sua stigmatizzazione, anche qui vediamo all’opera il principio, sempre valido nella storia umana, che per creare un mostro ci vuole un’autorità che lo definisca in quanto tale. Non stupisce, quindi, la riappropriazione della strega e della sua potenza da parte dei femminismi: la strega esprime una potenza difficilmente contenibile, è una deviante, e in quanto tale è inevitabilmente anche queer. Il passo successivo potrebbe essere la creazione di un immaginario nuovo, con streghe genderfluid e gender variant che sbeffeggino in modo ancor più netto ed esplicito l’inadeguatezza e l’anacronismo dei dualismi storici e, in ultima istanza, il patriarcato.

Pubblicato sul numero 46 della Falla, giugno 2019

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