LA PATATA BOLLENTE

LA PATATA DI BARBIE

di Irene Pasini

Il 9 marzo sarà l’anniversario della nascita di Barbie, la bambola più venduta al mondo, colei che, a detta della stessa casa di produzione Mattel, “vende 3 copie di se stessa al secondo”.

Ma cosa potrà mai c’entrare Barbie con questa rubrica? Cosa potrà collegare le lesbiche a una bambola del genere, che da sempre è sotto le critiche dei vari movimenti femministi per via dell’immagine di “perfezione anoressica”, tutta plastica, moda e frivolezza?

Ebbene, in tale sede ho intenzione di ergermi ad avvocato difensore della super fashion doll, evidenziandone, invece, la dignità politico-culturale nell’eterna lotta all’eteronormatività grazie all’ausilio di tre brevissime puntualizzazioni:

1) Cominciamo intanto dalla nascita di Barbie: alla fine degli anni ‘50 la maggior parte delle bambole rappresentava neonati, sulla base del fatto che nell’immaginario comune l’unico principale obiettivo per una bambina fosse quello di diventare, un giorno, mamma; pare quindi che a Ruth Handler venne l’idea di inventarsi un modello più adulto, osservando sua figlia giocare con bambolotti di carta ai quali, nonostante l’aspetto da infante, attribuiva ruoli decisamente da “grandi”. Barbara Millicent Roberts (questo il suo nome completo) fu dunque la prima alternativa valida ai giochi irrimediabilmente casalinghi e materni per migliaia di bambine.

2) Nel corso degli anni, in seguito al suo enorme successo, la maggioranza delle critiche si soffermò più di ogni altra cosa sull’aura da ragazza di bell’aspetto, priva però di spessore e sostanzialmente stupida, che questa bambola sembrava incarnare. Se è pur vero che nel 1992, una delle 270 frasi possibili della prima Barbie parlante fu “La matematica è difficile”, bisognerebbe prendere in considerazione anche che nei suoi 57 anni di carriera la Bionda per eccellenza abbia allevato 38 tipologie di animali (tra cui persino un’orca, una zebra ed un leone), guidato ogni tipo di veicolo (dal camper all’aereo commerciale, per il quale possiede un vero e proprio brevetto), fondato il “Partito delle ragazze” e sia stata, tra le altre cose: hostess, campionessa olimpica, cantante, chirurgo, astronauta, chef, biologa marina, giocatrice di basket professionista, pilota NASCAR e pure candidata presidente degli Stati Uniti.

3) E ora veniamo a noi, care lesbiche; vi chiedo, chi di voi, in mancanza materiale del bambolotto Ken, non si è ritrovata a ricreare tante meravigliose e innocenti storie d’amore saffiche con le numerose e diversificate barbie? Chi di voi non ha tagliato i capelli a Barbie Ginnasta (decisamente la più tomboy della collezione)? Potete forse negare che questa monoespressiva e asessuata bambola sia stata di fatto il vostro primo modello di donna omosessuale?

pubblicato sul numero 13 della Falla – marzo 2016

immagine realizzata da Andrea Talevi

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