INTERVISTA ALL’ARTISTA – MARA SANTINELLO

di Irene Russo

Mara Santinello viene da un paesino della provincia di Milano, di quelli che in realtà non esistono perché c’è solo nebbia. Ha studiato a Brera e ha terminato da poco i suoi studi all’Accademia di Bologna. Per La Falla illustra la versione online della rubrica Ragazza di periferia.

“Per hobby studio cose che non potrò mai comprendere, ascolto musica brutta, suono (male) l’ukulele, guardo film che mi dimentico il giorno dopo, inizio videogiochi senza mai finirli e disegno gatti dallo sguardo confuso. Devo ancora andare in bolla con la mia vita, ma per me è importante godermi il percorso”.

Cosa ispira il tuo lavoro?

L’ispirazione diventa disegno quando passa attraverso di me, quindi sospetto che siano il mio cervello e il mio corpo a fare il lavoro sporco. Mi appassiono a qualcosa, dal lavoro di qualcun altro a una scena buffa per strada, poi il mio cervello fa le sue cose da cervello, la mia mano fa le sue cose da mano e lì spunta il disegno.

Su quale pensiero si forma il poster per La Falla di questo mese?

L’immagine di questo mese illustra una scena di controllo. Mi sono ispirata allo stile comunicativo di Goya nei suoi Capricci. Una ragazza dall’espressione malinconica manovra la marionetta scheletrica di se stessa, mentre un pubblico compiaciuto assiste alla macabra scena. Tutti i presenti sono colpevoli, burattinaia inclusa. Il mio modo di parlare dei disturbi alimentari è quello di tentare di disegnare quella dicotomia netta fra cervello e corpo. Cercare di controllare in maniera rigida e ossessiva il proprio corpo è un atto di violenza. La nostra fisicità è e sarà per sempre il nostro involucro, quindi, se ci è possibile, cerchiamo di trattarla bene, prendendoci cura in primo luogo del nostro cervello. Ed è una cosa che nessuno può dirci di fare: siamo noi che dobbiamo farlo.

Socialmente parlando, è fondamentale instillare il concetto di body positivity e parlare dell’argomento senza timori!

Perché quasi tutti i tuoi personaggi non hanno gli occhi o li tengono chiusi?

Perché non ho voglia di disegnarli! In realtà non mi sono mai posta questa domanda, ma credo che mi piacciano di più le cose che rimangono celate, sono più misteriose.

Quali storie raccontano le tue opere?

Quando si parla di un disegno solo, la storia (cioè il prima e il dopo) la inventi tu che lo guardi, io provo a suggerire uno stimolo visivo. Quando sono più disegni in una serie, racconto di esperienze personali, emozioni e di ricordi e sogni degli altri, o mi baso sui racconti di scrittori o amici (sono una pessima sceneggiatrice).

In che modo si relazionano umani e animali nei tuoi disegni?

Spesso mi piace mischiarli, perché lo trovo interessante. Gli animali per noi sono misteriosi. Sappiamo che “la volpe è furba”, ma noi non sapremo mai com’è effettivamente essere una volpe. ‘essere umano, mascherato da animale, perde parte della sua umanità, per divenire un qualcosa di sconosciuto ai suoi stessi occhi.

Progetti per il futuro?

Al momento sto lavorando a un libro per bambini e ho in cantiere un fumetto che parla di salute mentale. Ma parlando di cose serie, mi piacerebbe adottare un gatto nero e chiamarlo Plutone.

pubblicato sul numero 42 della Falla, febbraio 2019

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