INTERVISTA A MATTIA SURROZ

mattia surroz

di Roberto Pisano

 

L’artista che ospitiamo questo mese vive tra Torino – dove si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti – e Barcellona. Disegnatore di Topolino, ha cominciato con vignette satirico politiche per un quotidiano locale, per poi collaborare con agenzie di grafica e di pubblicità in qualità di illustratore. È autore di storie brevi e graphic novel ed insegna fumetto alla Scuola Internazionale di Comics torinese.

Nel poster, come in parte della tua produzione, trionfano bellezze non convenzionali. L’arte ha ancora bisogno di riflettere sul bodyshaming?
A riflettere su questo dev’essere tutta la società: l’arte è libera per definizione, è sempre stata un po’ più avanti del comune sentire. Le creature che io disegno non sono per natura belle, le mie sirene sono più pesci che umane, hanno gli occhi neri come gli squali, non hanno il naso, c’è qualcosa di inquietante in loro. Come molti miei centauri sono spesso sovrappeso. Si dice sempre “è bella, ma è grassa”, come se le due cose fossero in conflitto. Disegnarle così è il mio personale tentativo di scardinare quel “ma”.

Le sirene e le loro controparti maschili si mostrano gender fluid. Credi che ci sia ancora un certo timore a mostrare corpi al di fuori dal tradizionale binario di genere?
Credo ci sia tanta ignoranza in merito. C’è tantissimo lavoro da fare, su tutti i piani, per arrivare a rispettare le diversità che la natura ci offre. Mi piace disegnare creature metà umane e metà altro anche per questo: non essere “né carne né pesce”, infatti, è anche un modo vagamente dispregiativo per definire molta parte della comunità LGBT. Preferisco pensare siano sia l’uno che l’altro.

Insegnando, hai modo di affrontare i temi della rappresentazione dei corpi e dei generi con i tuoi ragazzi? Elaborano gli stereotipi o li alimentano semplicemente?
Il corpo è quasi sempre l’elemento centrale delle mie lezioni, e non mi sono mai limitato allo studio della “struttura uomo”, ma ho sempre insistito sulla pluralità di forme, che variano non solo tra maschile e femminile, ma anche per il peso, l’età. Quando si disegna un corpo, specie nei fumetti, si tende a seguire archetipi consolidati, la tettona magra, l’omone ipertrofico, il cicciottello simpatico. Si parte ovviamente dagli stereotipi, ma spingo sempre perché si arrivi a rappresentare la varietà, che deriva dall’osservazione della realtà: è lì la verità.

Ami frequentare le creature acquatiche, che sono anche protagoniste de Il suono della sirena, scritto da Mauro Uzzeo. Hai il numero di qualche tritone passionale?
Grazie per aver ricordato quel mio vecchio lavoro. È piccolo, ormai (almeno per il momento) introvabile, ma gli voglio molto bene. Per tanti anni, ciclicamente, ho disegnato sirene, le ho immaginate cantare, ancora adesso penso che quel canto sia la mia guida, lo identifico con le mie aspirazioni, qualcosa cui è impossibile sottrarsi. Al momento però considero concluso questo capitolo, ho il terrore di ripetermi e di annoiarmi. Immagino che sirene e tritoni non abbiano telefoni, a loro non importano molto le cose del nostro mondo, e non ne hanno bisogno perché la loro voce arriva molto lontano. Quindi non posso aiutarti, ma chissà, magari sarà lui a trovare te!

 

Pubblicato sul numero 27 de La Falla – Luglio/Agosto/Settembre 2017. 

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