IL ROMANZO DI SILENCE

Sovvertire il genere nell’universo arturiano.

di Jessy Simonini

L’universo del romanzo arturiano è particolarmente ricco di testi che ci possono fare riflettere sull’identità di genere e sulle sue possibili riconfigurazioni, in alcuni episodi tratti da opere forse meno conosciute di quelle di Chrétien de Troyes, ma che ci consentono di gettare uno sguardo inedito e originale sulla cultura medievale e su alcune delle sue categorie.

I lavori di ricerca, soprattutto in ambito anglosassone e americano, hanno cercato di fare luce su questi aspetti e un buon esempio è senza dubbio il lavoro di Bill Burgwinkle, a suo modo pionieristico nel campo degli studi letterari: Sodomy, masculinity and law in Medieval Literature: France and England, 1050-1230. È tuttavia sufficiente affrontare un testo come il Lanval di Maria di Francia (siamo a metà del dodicesimo secolo) – dove la regina Guenièvre, di fronte al rifiuto di Lanval, lo accusa di essere un omosessuale – oppure un episodio della Quarta continuazione di Perceval – dove i riferimenti all’omosessualità si possono ritrovare in almeno un passaggio. Ma sono solo due esempi di un panorama che, seppur circoscritto all’ambito francese o, più precisamente, bretone, offre molti spunti di riflessione sulla diversità sessuale e sul suo ingresso nello spazio letterario, in una pluralità di forme.

La storia che viene ripercorsa nel Roman de Silence, è però, a suo modo, unica. Non perché, nel panorama letterario medievale, languano gli esempi di travestitismo, tutt’altro: è sufficiente pensare al travestimento di Nicolette in uno chantefable dell’inizio del tredicesimo secolo, Aucassin et Nicolette, o a un episodio del Meraugis di Raoul de Houdenc (sempre tredicesimo secolo), per averne, infatti, alcuni esempi piuttosto nitidi. Ma nel romanzo di Silence, a essere questionata nel profondo è l’identità di genere del/la protagonista: si tratta di un elemento sul quale si costruisce la quasi totalità dello sviluppo narrativo dell’opera. Il romanzo narra, infatti, di Silence, cresciuta dal padre come un maschio per non ricadere in una nuova norma del re d’Inghilterra che nega alle donne la possibilità di ereditare, e viene appositamente chiamata con l’ambiguo nome di Silence. La vita del/la protagonista prosegue così con questa identità doppia: un “sopra” dai tratti maschili, un “sotto” che è invece femminile  (viene, del resto, descritta a più riprese come “meschine”, che in antico francese significa fanciulla). E Silence cresce così, a tutti gli effetti, come un maschio, assumendo i caratteri del genere opposto e partecipando a numerose battaglie e combattimenti, che gli/le consentono di diventare un cavaliere.

Il cross-dressing di Silence si sviluppa in un continuum che rende permanente quell’identità di genere assegnatale arbitrariamente dal padre per sfuggire al pericolo di perdere tutto il patrimonio. La storia si sviluppa allora su questa linea di coerenza, fino a quando la regina si innamora di Silence e l’identità di quest’ultima, per intermediazione di Merlino, sarà rivelata. Il romanzo si conclude con il matrimonio fra Silence e il Re stesso.

Oltre ai riferimenti impliciti all’omosessualità femminile (già presenti in altri testi), è utile sottolineare come Silence sia a tutti gli effetti una persona transgender, malgrado l’apparente anacronismo di questa definizione. Certamente, il romanzo si inserisce in un dibattito tipicamente medievale fra Nourreture et Nature, ma Heldris di Cornovaglia utilizza la questione del genere – e di un’identità che si trova sovvertita nella sua performance –  per costruire la propria finzione narrativa.

Si tratta di qualcosa di davvero originale nel ricco paesaggio della letteratura coeva. Se il genere è per Heldris di Cornovaglia primariamente un dispositivo narrativo per la costruzione della sua finzione, allo stesso modo la sua sovversione è la traccia di messa in dubbio delle norme di genere nel contesto del romanzo arturiano, specchio opaco di una società in trasformazione, di un altro Medioevo possibile.

Pubblicato sul numero 30 della Falla – Dicembre 2017.

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