IL BUGIARDINO – THE FAULT IN OUR TRAP

di Vincenzo Morteo

Sono uno sugar daddy come tanti, nessun segno particolare ( a parte quella periodica ansia di crepare da solo, in una grande casa vuota, soffocato da un ossicino di pollo, mentre lancio mitragliate di tap su Grindr).

Di recente non riconosco più il mio twink venticinquenne. Parla in una lingua sconosciuta, si veste in modo diverso. L’altro giorno al supermercato mi ha chiamato “Frate.” Io ho paura.

Il mio ragazzo ascolta la trap. Che posso fare?

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Mio caro daddy, zuccherosa cornucopia di irrisolti traumi infantili, posso pienamente empatizzare con il tuo disorientamento culturale. La trap è una condizione cronicizzante, estremamente virale, che sta piegando l’industria musicale di tutto il pianeta come si fa con il nuovo compagno di cella nelle docce dell’Ucciardone.

Cerchiamo di ripercorrere insieme le origini di questa pandemia, nella speranza di salvare la tua relazione da un futuro di costernanti playlist.

La trap è un sottogenere del southern hip pop americano, caratterizzato da testi foschi e imbronciati che si differenziano a seconda del trapper di riferimento. I temi trattati gravitano intorno alla vita di strada e spaziano dalla criminalità alla violenza, dalla povertà allo spaccio di sostanze stupefacenti. Queste ultime sono i riferimenti imprescindibili della cultura trap, affermatasi nel cupo universo delle trap house di Atlanta (appartamenti semi-abbandonati dove si prepara e si spaccia la droga).

Si sviluppa in America negli anni 2000, germinando in Italia – nelle periferie milanesi – solo a partire dagli anni ‘10.

La sintomatologia della trap ha una complessa interpretazione, poiché spesso viene confusa con altri insiemi di segnali patologici come ad esempio  la «sindrome dell’essere presi bene» altrimenti nota come dipendenza da codeina o il «disturbo da due rolex» più conosciuto come dipendenza da codeina.

Per aiutarti a determinare un quadro clinico più accurato ti propongo questa breve, semplicissima serie di domande da rivolgere al tuo partner.

  1. Ciao, amore. Ti piacerebbe raggiungere popolarità e ricchezza prostituendo ai canali mainstream di comunicazione digitale la tua immagine appositamente confezionata e il tuo talento nel formulare rime scadenti nel perseguimento di una bolla di fama precoce ed effimera? Ah, è finita la maionese.
  2. Cucciolo, ascolta, ho dimenticato di chiederti: Secondo te la ricerca forsennata del denaro e lo sfoggio di simboli merceologici di lusso possono rappresentare un segno di riscatto emotivo su un passato di blanda indigenza oppure si tratta piuttosto di una risposta meccanicistica a un’iperstimolazione capitalistica? Si è intasato il lavandino.

Se questi quesiti avranno risposta positiva, la diagnosi sarà incontrovertibilmente certa.

In tal caso, ti invierò una lista di playlist con le quali aggiornarti, da ascoltare comodamente con un’iniezione di miorilassanti.

Mi auguro di esserti stato d’aiuto e spero che mi terrai aggiornato sull’esito di questa tua tribolazione.

Abbracci Ebbasta,

Il Bugiardino

immagine in evidenza realizzata da Claudia Tarabella

Immagine realizzata da Vincenzo Morteo

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