GRIDARE E ATTENDERE

TERAPIA ORMONALE INSOSTITUIBILE

di Mattia Vannetti

Gridare, attendere e nel frattempo svanire. Questo è ciò che sta accadendo nella penombra della comunità trans, in particolare per quanto riguarda le persone FtM, di fronte all’ormai insostenibile condizione di emergenza dovuta all’irreperibilità dei farmaci necessari alla terapia ormonale sostitutiva. In un silenzio interrotto solo a tratti da grida troppo brevi, lanciate da voci troppo poco numerose, passano i mesi. Mesi che hanno visto intere schiere di individui aggirarsi e vagare tra farmacie e ospedali, perlustrando le scorte rimaste. Mesi in cui è diventata manifesta la mancata tutela della salute di un’intera categoria di persone, costrette a muoversi all’interno di un vuoto istituzionale in cui, nonostante le prescrizioni mediche, non sono riconosciuti come utilizzatori designati di tali medicinali. Surreale bollettino di guerra, l’elenco dei farmaci carenti redatto dall’Aifa si allunga, aggiungendo quelli necessari alla terapia ormonale. Di alcuni è annunciata la cessata commercializzazione permanente, di altri è posticipata la data del presunto rientro in circolazione. Di fatto, indipendentemente dalle motivazioni o dalle date di ripresa indicate dall’Aifa, molti medicinali utilizzati nella Tos (Terapia ormonale sostitutiva per le persone trans) non sono ormai reperibili, a fronte del fatto che cominciano a terminare le scorte delle singole farmacie e degli ospedali. A oggi, i farmaci la cui reperibilità è estremamente problematica sono: Nebid, Testoviron, Testogel, Testim, Sustanon, per la terapia a base di testosterone. A questi si è aggiunto Androcur, uno dei farmaci più usati come bloccante del testosterone per la terapia femminilizzante, di cui è scomparso dal commercio il dosaggio in pillole da 50 mg considerato più sicuro (visti i comprovati effetti collaterali per le persone che lo assumono a lungo), oltre che essere quello più economico, a vantaggio del dosaggio più alto e più costoso.

In una condizione d’irreperibilità tanto prolungata, non è raro, per coloro che usufruiscono di tali medicinali, rimanere scoperti con la terapia, in preda alla frustrazione e ai disagi che l’interruzione improvvisa comporta. La sospensione della somministrazione regolare del trattamento scatena cambiamenti ormonali, che si manifestano in pesanti effetti di carattere fisico oltre che psicologico. Il ritorno del ciclo mestruale e i dolori a esso legati, emicranie, squilibri e sbalzi dell’umore, sono le conseguenze insopportabili di tali cambiamenti. Inoltre, per coloro che hanno subito un’isterectomia ai fini della rettifica di sesso anagrafico e nome nei documenti – intervento di sterilizzazione obbligatorio fino alla storica sentenza  della Corte Costituzionale n. 221/2015 – i farmaci a base di testosterone rappresentano a tutti gli effetti un salvavita, in quanto ormai il corpo non è più in grado di produrre ormoni sessuali. La mancata assunzione del farmaco può quindi portare a danni gravi, quali l’osteoporosi e l’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Disagi fisici che vanno ad aggiungersi e ad alimentare quelli psicologici. Per molti di coloro che hanno scelto di seguire questa terapia è l’assistere allo sgretolamento della propria identità, costruita, anche materialmente, grazie a un farmaco. Ci ritroviamo di fronte al fallimento delle nostre incarnazioni, all’impossibilità di realizzazione delle nostre autodeterminazioni materiali, corporee e tangibili, e sociali. In definitiva, l’intermittenza della realizzazione e della percezione delle nostre identità.

Pubblicato sul numero 46 della Falla, giugno 2019

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