FALLA A SANREMO – TERZA SERATA

di Linda Green

La serata cover, parto recente delle magnifiche sorti e progressive, l’ho sempre amata tiepidamente. Confesso quindi d’aver seguito la kermesse tra una facezia e l’altra: qualche pagina dalla Kritik der reinen Vernunft, un paio di sessioni di shopping on line e il farmi intrecciare i capelli da Rania di Giordania.

Ciò non mi ha impedito di ammirare il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna raccogliere lo scettro lasciato sull’Ariston l’anno precedente da Cristina D’Avena, ripercorrendo così la biografia musicale dell’infanzia di intere generazioni. Mariele Ventre veglia arcigna su quest’anabasi mnemonica, un po’ Maria Montessori e un po’ Signorina Rottermeier. Diretti da Sabrina Simoni, per l’occasione posseduta da Diana Damrau nella sua migliore interpretazione della Regina della Notte, le bambine e i bambini del coro hanno potuto esibire il tipico repertorio di sorrisi della festa e movimenti degni delle più rigide discipline marziali.

Mika che canta e parla con l’orchestra, fuori forma come il secondo Heidegger, mi ha ricordato certi libri di Mario Tobino popolati da splendide matte. Guai in paradiso per Carlo Conti: cominciano ad avvertirsi i primi scricchiolii di disappunto da parte di un’indispettita Maria De Filippi che tenta di porre un freno al cattivo gusto. Il suono sgraziato della spazzatura dell’Orquesta de Reciclados de Cateura è invece la vetta più alta di questa terza serata sanremese: un suono sporco, capace di riconnettere alla terra, a ciò che è perduto, al riscatto.

Vince meritatamente la gara delle cover Ermal Meta, con una raffinata interpretazione di Amara terra mia, grazie anche all’evocazione della paroliera Enrica Bonaccorti, che ancora vive e lotta insieme a noi. Eliminato, invece, definitivamente dalla sessantasettesima edizione del Festivàl il distico di duetti: Raige & Giulia Luzi e Nesli & Alice Paba. Tramonta definitivamente il topos per cui presentarsi a Sanremo in coppia è ragione sufficiente per salire sul podio e ci si disvela il comandamento perduto sulle tavole della legge: il rap o è fatto bene o è meglio non farlo. A questo proposito consiglio l’ascolto di Murubuto, frutto sublime ma non proibito dell’albero della conoscenza, da assaggiare ancora e ancora.

Prosegue il cammino delle Nuove Proposte verso l’incoronazione del vincitore di questa edizione: sarà una finale tutta al maschile, ridondante e inefficace, un po’ come i titoli di Francis Hutcheson.

Bando alle ciance. Inforcati occhiali e impugnata la penna rossa mi sento subito percorsa dal sacro fuoco che accendeva Marinella Venegoni a Music Farm.

NUOVE PROPOSTE

MALDESTRO
Brano pretenzioso ma efficace, nulla di troppo nuovo ma qualche verso degno di nota; voce un po’ fuori fase.
Voto: 7-

TOMMASO PINI
Canzone strana, simpatica, rimane nella testa; ma se si canta un brano del genere si deve essere vocalmente molto precisi e lui non lo è stato. Forse la migliore proposta di quest’anno, ovviamente eliminato.
Voto: 7

VALERIA FARINACCI
Nel complesso tutto molto trasparente, la posizione del suono completamente sballata. Eliminata.
Voto: 6-

LELE
Brano debolissimo, scontato e inessenziale: la pulizia dell’esecuzione non slava il pezzo.
Voto: 5

 

BIG – COVER

CHIARA con DIAMANTE
Carina la veste musicale ma l’interpretazione è troppo banale: un’opportunità sprecata.
Voto: 5

ERMAL META con AMARA TERRA MIA
Clima suggestivo, prestazione convincente, un’operazione decisamente riuscita.
Voto: 9

LODOVICA COMELLO con LE MILLE BOLLE BLU
Fuori dalla sua portata.
Voto: 4

AL BANO con PREGHERÒ
Al Bano col cappello è pericoloso come l’anziano alla guida col cappello… ma non convince.
Voto: 5,5

FIORELLA MANNOIA con SEMPRE E PER SEMPRE
Delicata, genuina e giusta, ma mi sarei aspettata qualcosa di più.
Voto: 7/8

ALESSIO BERNABEI con UN GIORNO CREDI
Dio ce ne scampi e liberi.
Voto: 2

PAOLA TURCI con UN’EMOZIONE DA POCO
Più che apprezzabile lo sforzo di indossare un abito così scomodo, tuttavia qualcosa non funziona come dovrebbe.
Voto: 7-

GIGI D’ALESSIO con L’IMMENSITÀ
Dignitoso, contro ogni aspettativa.
Voto: 6,5

FRANCESCO GABBANI con SUSANNA
Magnetico, attuale, dalla cifra stilistica pienamente riconoscibile.
Voto: 8

MARCO MASINI con SIGNOR TENENTE
Un pezzo impossibile,  portato però a casa dignitosamente e nel profondo rispetto del brano.
Voto: 8,5

MICHELE ZARRILLO con SE TU NON TORNI
Elegante, preciso, capace di entrare nei brani stravolgendoli senza snaturarli.
Voto: 7,5

ELODIE con QUANDO FINISCE UN AMORE
Pezzo sbagliato, interpretazione sbagliata, dinamiche assenti: breviario di come sciupare tutto.
Voto: 4/5

SAMUEL con HO DIFESO IL MIO AMORE
Insipido.
Voto: 6

SERGIO SYLVERSTRE con VORREI LA PELLE NERA
Karaoke.
Voto: 4

FABRIZIO MORO con LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE ’68
Troppe imprecisioni e un’interpretazione eccessivamente patetica.
Voto: 5+

MICHELE BRAVI con LA STAGIONE DELL’AMORE
Un po’ falò sulla spiaggia, un po’ sagra della salsiccia; discreta prova vocale.
Voto: 6 

BIG – ELIMINATORIA

RON
Incontriamoci tra cent’anni.
Voto: 4

RAIGE & GIULIA LUZI
La cosa migliore è l’outfit.
Voto: 2,5

BIANCA ATZEI
Un testo davvero orrendo che purtroppo rimane nella testa; furbacchiona.
Voto: 5

GIUSY FERRERI
Il pezzo più radiofonico del Festival, lei con evidenti problemi vocali e movenze inquietanti.
Voto: 5/6

NESLI & ALICE PABA
Apogeo di noia senza nemmeno un’armonizzazione.
Voto: 3

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