EDITORIALE #47

di Elisa Manici

Il Bologna Pride 2019 è stato funestato da un piccolo cataclisma: una violenta grandinata si è infatti abbattuta sulla città poco prima dell’orario previsto per la partenza. Una volta che le palle di ghiaccio hanno iniziato a tramutarsi in pioggia, la decisione unanime dell’organizzazione è stata di proseguire nonostante tutto.

Ne è nato un Pride con una forte simbologia di resistenza già inscritta nel semplice fatto di continuare a camminare malgrado gli agenti atmosferici avversi: «Niente ci può fermare, siamo più forti di tutto!» Certo, questa narrazione risulta un filo abilista, e dovremo farcene carico sia sulla Falla che nella nostra comunità,  ma resta il fatto che, dopo questo Pride, che rimarrà negli annali dell’epica LGBT+, ci vogliamo tutte un po’ più bene.

Ed ecco che in questo lieto scenario entra a gamba tesa ArciLesbica Modena, circolo locale dell’associazione nazionale ormai agonizzante per le sue posizioni ossessive contro le persone trans e contro la gestazione per altri. Dalla loro pagina Facebook pubblicano un post con una loro foto al Pride, e accanto un paio di scatti del trenino con sopra i bambini delle Famiglie Arcobaleno, corredato dal testo: «La natura si scatena […] nel giorno del Pride lgbtqxftik. Madre terra vi ricorda che i corpi delle donne non sono laboratori per la vostra sperimentazione, e i capolinea per i vostri trenini arcobaleno sono vicini». È stata meno violenta la stessa Forza Nuova con il suo post: «Bologna, Gay Pride. La natura è sempre fortemente avversa all’omofollia». Almeno Forza Nuova non gioisce all’idea che dei bambini si possano far male.

La comunità LGBT+ tutta si è stretta intorno alle Famiglie Arcobaleno nel condannare duramente questo hate speech. Approfittando dell’ossitocina post Onda Pride, il movimento LGBT+, pur coi suoi dissidi interni e con la mancanza di un’agenda forte, dovrebbe  intanto unirsi su quest’unico punto: sbattere fuori queste seminatrici d’odio da ogni contesto possibile. Si erano già messe all’angolo da sole, ma questo episodio merita una presa di posizione attiva. Merita insomma che non si faccia con ArciLesbica come il Pd fece pavidamente con Paola Binetti, che se ne andò da sola: vanno isolate e dimenticate.

Pubblicato sul numero 47 della Falla, luglio/agosto/settembre 2019

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