EDITORIALE #43

di Mattia Macchiavelli

«I “privilegi” che oggi la società tutela si rivelano in sostanza esclusivamente funzionali al perpetuarsi del sistema: il maschio borghese, bianco, eterosessuale, è quasi sempre un ottuso e sventurato solipsista, la più spregevole marionetta di quel potere che nega in lui la donna, la negra, la checca, l’essere umano». È Mario Mieli che scrive, nel 1977. Diagnosi feroce e ancora oggi attuale per chi tenti di scardinare il paradigma dell’eteronormatività.

Il nostro sistema socioculturale è allo stesso tempo figlio e padre dell’eterosessualità e attraverso di essa lavora e si riproduce. Lo fa tramite la famiglia, eternamente rivendicata come naturale dai più e sclerotizzata nelle figure del padre e della madre; nota, in tal senso, la battaglia reazionaria dell’attuale ministro dell’Interno e, ancora più lampante, l’esempio di un dicastero dedicato alla famiglia, sempre e rigorosamente al singolare. La società riproduce uno schema culturale eteronormato anche attraverso le forze progressiste: paladine dei così detti diritti civili senza però rinunciare al privilegio della propria eterosessualità, senza relativizzarsi. Forze che adottano il lessico della tolleranza non rendendosi conto che in esso si annida il germe del paternalismo e il pericolo della normalizzazione. A essere eteronormato è anche lo stesso movimento LGBT+. Lo è nel momento in cui esclude le soggettività trans*, replicando un binarismo maschio-femmina che è frutto di logiche intrinsecamente eterosessuali. Lo è quando utilizza, per la promozione dei propri eventi, immagini di donne fatte a pezzi, reificando i corpi ed erotizzandone così il possesso. Esempi, giusto per testimoniare quanto lo schema culturale dell’eterosessualità sia ancora il cuore pulsante della nostra omosessualità. È solo riconoscendoci come eteronormate, a ogni latitudine, che potremo dismettere le insidiose vestigia dell’eterosessualità e cominciare un autentico percorso di liberazione.

pubblicato sul numero 43 della Falla, marzo 2019

foto in evidenza:  Casa dei Diritti

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