E allora qual è la mia storia?

Will&Grace… again.

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di Irene Pasini

Il 28 settembre alle ore 21.30 andranno in onda, a distanza di più di dieci anni dalla sua ottava stagione, i nuovi episodi di Will & Grace, sit-com di culto tanto all’interno della comunità Lgbtqi quanto fuori.

Nonostante i numerosi tentativi di reboot e sequel falliti o comunque piuttosto deludenti di serie TV storiche fatti negli ultimi anni (per citarne due: Gilmore girls e X files) il network NBC pare non avere dubbi sul successo del revival; ancora prima del grande ritorno con la nona stagione, ecco che la decima con i suoi 13 episodi viene già confermata per il 2018.

Considerato che, nel riprendere una storia articolata su ben 8 stagioni e con un episodio finale con così tanti elementi non sviluppati in precedenza (i rispettivi matrimoni e figli di Will e di Grace, per esempio), la difficoltà nel riportare ai ritmi storici il tutto potrebbe essere molto alta, verrebbe da chiedersi a cosa sia dovuta tutta questa sicurezza. Specie visti poi gli importanti cambiamenti in tema di numero e qualità che il contesto televisivo ha compiuto nel corso di questi dieci anni.

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A tutto questo hanno subito risposto le parole dello stesso creatore, Max Mutchnick: “quando scrivi un finale è perché la serie si è conclusa, non ti immagineresti mai che potrebbe tornare (…) non volevamo tornare mostrando Will e Grace come buoni o cattivi genitori, volevamo fossero semplicemente loro stessi di nuovo”.

E infatti ecco la soluzione: quello che undici anni fa avevamo creduto essere il finale di serie, di Will&Grace, sarà completamente ignorato nei nuovi episodi, con un meccanismo di sceneggiatura ancora tutto da scoprire (sarà stato tutto un sogno? O forse era un mondo alternativo reso impossibile dall’avvento di Trump?). Il titolo che il New York Times ha voluto dedicare a questo reboot dice forse già tutto: “The world changed. NBC’s Will&Grace hasn’t“.

Potrebbe essere in effetti un sollievo ritrovare gli stessi elementi che portarono per la prima volta dei personaggi serenamente e apertamente omosessuali in prima visione su Italia1. Will&Grace non è una serie culto per caso: ha ridefinito il modo di fare sit-com e allo stesso tempo ha fatto ridere anche la popolazione più bigotta e retrograda alle battute di un felice gay avvocato di successo, raggiungendo persone che ancora non avevano gli strumenti per poter guardare il ben più adulto Queer as Folk.

C_2_fotogallery_3009789_4_imageÈ però inevitabile il sorgere di una preoccupazione: posto che, per forza di cose, il Will&Grace del 2006 agli occhi e alle orecchie di una popolazione Lgbtqi targata 2017 non possa essere più quello dei ricordi, che effetto farà quello nuovo? Le otto stagioni passate utilizzavano stereotipi e battute intrise di omobitransfobia che dieci anni fa potevano passare felicemente inosservate, ma ora? Il pubblico ha visto Shameless, Orange is the new Black, Modern Family, Sense8, The L Word, Transparent, Grace e Frankie e una miriade di altri telefilm e sit-com. 

Riusciranno i nostri amati Karen, Jack, Will e Grace a calzare gli stessi personaggi tenendo testa alle pluralità di scelta che l’utenza può vantare ora e alle aspettative di una comunità non più disposta a ridere sull’effeminatezza di Jack MacFarland?

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