DA CITTADINI A TOSSICI

QUANDO IL TESTOSTERONE SCOMPARE DALLE FARMACIE

di Leonardo Arpino

L’autunno ha portato fermento nel sottobosco degli FtM. Gli utilizzatori di Testoviron Depot 250 mg/ml, farmaco a base di testosterone enantato prodotto dalla Bayer, si sono visti negare in molte farmacie italiane l’accesso alla loro prescrizione.

Il motivo è da ricondursi a problemi di produzione, secondo la lista dei medicinali carenti stilata dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). In altre parole, la casa produttrice avrebbe sospeso per un periodo di circa un anno la manifattura del preparato. L’improvvisa scarsità ha causato una serie di effetti a catena che hanno di fatto impedito a molti la continuità del trattamento. La Determinazione Aifa n.199 del 5 febbraio 2016 ha stabilito che il testosterone sia prescrivibile solo da alcuni specialisti (andrologi, endocrinologi, urologi) con ricetta non ripetibile: questo non ha permesso, nei mesi scorsi, di approvvigionarsi in farmacie diverse con la stessa ricetta, costringendo molti a rinunciare ad alcune fiale del medicinale o a perlustrare il circondario alla ricerca di una farmacia che avesse ancora in pancia fiale sufficienti per l’intera prescrizione in una volta sola. Così, come ha scritto Paul Preciado, da cittadini a tossici in cerca di una dose, il passo è breve. Quanto alle formulazioni alternative, esse, oltre a comportare un costo anche tre volte più alto su base annuale, richiedono non una semplice sostituzione, ma un vero e proprio cambio di terapia, con dosaggi da ricalibrare insieme all’endocrinologo e conseguenti ritardi nel ritorno a un regime terapeutico efficace.  

Del resto, a causa dei regolamenti in vigore sul territorio nazionale, e in special modo della sunnominata Determinazione Aifa, acquistare il testosterone in farmacia può rivelarsi complicato per un FtM, anche in tempi di scorte floride. Delle formulazioni più potenti – le uniche adatte alla terapia ormonale per le persone FtM – è stato autorizzato soltanto l’uso su persone di sesso biologico maschile. Può capitare, così, che persone FtM con dati anagrafici al femminile si vedano rifiutare le fiale dal farmacista.

In nessun caso il mondo farmaceutico, sia sul versante produttivo sia su quello della regolamentazione, riconosce, nelle indicazioni d’uso dei suoi prodotti a base di testosterone, la possibilità che un gruppo di bio-femmine li impieghi col proposito di sviluppare caratteri sessuali secondari maschili, neanche dopo decenni di diffuso utilizzo a questo scopo. Di contro, come si evince dai divieti e controlli accaniti, è accettato che uomini e donne possano usarli come sostanza dopante.

Da cui il paradosso: che il primo utilizzo, quello legale, non solo non è tutelato, ma neppure banalmente riconosciuto come reale nei testi normativi. Schede tecniche, direttive, regolamenti interni delle strutture sanitarie, delibere dei consigli regionali, template per esenzioni – nella vasta letteratura che controlla l’accesso al testosterone, mai da nessuna parte si fa riferimento all’esistenza di uomini transessuali. Il secondo uso, illegale, è invece quello in base al quale si crea la norma che restringe per tutti l’accesso al farmaco.

Impegnati per anni in un laboriosissimo percorso a ostacoli, in cui la nostra esistenza ci è progressivamente riconosciuta solo sulla base del soddisfacimento di requisiti medici e burocratici dettagliatamente descritti, è frastornante scoprire di non esistere fra i consumatori designati della classe di farmaci che ci permette di apparire ciò che siamo.  

pubblicato sul numero 42 della Falla, febbraio 2019

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