“C’è chi dice”

Non normale, decisamente conturbante

di Francesco Colombrita

La sedicesima edizione di Gender Bender ha aperto le porte del teatrino di via delle Moline, offrendo spazio a una pièce a più voci decisamente conturbante. Paola Bono ha condotto la lecture e preceduto lo spettacolo.

“Caryl Churchill è una vecchia e indomita signora”. Così Paola Bono ha introdotto la figura della drammaturga britannica che ha fatto di tematiche quali il genere, il sesso, l’orientamento sessuale, la colonizzazione, il fulcro delle proprie opere. Continua a scrivere, malgrado l’età, e ogni testo è un nuovo salto al di là del realismo, alla ricerca di qualcosa che sia “Non normale. Non rassicurante.” da cui il titolo dell’incontro organizzato da Gender Bender. Perché così dovrebbe essere il teatro, secondo le parole stesse di Churchill, e questo intento trabocca dalle sue opere.

Spente le luci generali, sono rimasti illuminati solo tre microfoni al centro del palco. Due ragazze e un ragazzo li hanno raggiunti e hanno dato vita a una frammentazione composta di battute, alternandosi costantemente.

“C’è chi dice” è il “la” che da il via a una serie di informazioni, battute, articoli di giornale, interviste, dichiarazioni. La maggior parte successive all’approvazione in Uganda della legge che prevede l’ergastolo per gli omosessuali:

“Se non lo fanno porci e cani perché dovremmo farlo noi?”

“abbiamo la nostra storia e la nostra cultura”

“sono cose che hanno portato qui i bianchi”

“in nessuna lingua africana esiste una parola che indichi gli omosessuali”

Alla violenza di queste inquietanti dichiarazioni, che hanno tanto il sapore di cose che si sentono troppo spesso, hanno risposto però altre battute. Parole che stanno a indicare uomini che sposano uomini, uomini che si vestono da donna, capi militari in connessione con l’energia perché effemminati. Parole che riemergono da una cultura ancestrale che è stata violentemente distrutta dal colonialismo. Durante l’alternarsi delle parole, gli attori facevano cadere dalle mani grandi foto, lasciandole poi giacere per terra. Inquadravano persone gay, lesbiche, trans e non solo, la cui esistenza è duramente repressa in stati come l’Uganda.

Il testo di Churchill, dal titolo appunto Porci e cani, è frutto di un lavoro di taglio e ricucitura tra l’attualità e la tradizione, seguendo come traccia un importante studio antropologico che riguarda la storia dell’omosessualità in Africa: Boy-Wives and Female-Husbands: Studies in African Homosexualities. È buffo pensare che proprio coloro che in realtà hanno portato la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e la sua censura, ha spiegato Boni dopo lo spettacolo, siano reputati colpevoli di aver diffuso tipi di rapporti che esistono dall’alba dei tempi.

Programma completo

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