A MOZIONI ESTREME, SCISSIONI PACIFICHE

Dalle rovine del congresso di ArciLesbica del dicembre scorso nasce Lesbiche Bologna. Le socie del circolo bolognese votano la disaffiliazione dalla segreteria nazionale.

di Irene Moretti

Tanto tuonò, che le Lesbiche (di) Bologna si disaffiliarono. E le Lesbiche Bologna altro non sono se non quello che ormai si può ufficialmente definire l’ex circolo Arcilesbica Bologna. Che dopo il congresso di dicembre, che aveva consegnato la vittoria alla tesi congressuale “A mali estremi, lesbiche estreme”, si fosse creata una spaccatura tra alcuni circoli e il nazionale era cosa nota. Tanti, troppi i motivi di disaccordo, dalla posizione assolutamente proibizionista nei confronti della Gpa alla non inclusività nei confronti di donne transessuali, bisessuali o disabili da parte del Nazionale. Fino alla proverbiale goccia: un documento interno che vincola i circoli a non esprimersi contro le posizioni delle segreteria nazionale, pena il non poter rilasciare tessere. “Rifiutiamo con fermezza di firmare un documento che ci vincoli per il tesseramento 2018 consegnato dalla segreteria dell’associazione Arcilesbica nazionale,” fanno sapere direttivo e socie di Bologna in conferenza stampa, “perché lo riteniamo antidemocratico e illegittimo. Pensiamo sia inaccettabile la richiesta di non poter esprimere le nostre opinioni politiche, ovvero non poterci dissociare dai contenuti delle tesi congressuali. Noi non ci riconosciamo in un’associazione monolitica e autoritaria che prevede il pensiero unico e ci prendiamo carico di decidere insieme del futuro della nostra associazione”.
Una richiesta, quella della segreteria nazionale, che in effetti ha tutto il sapore di una censura a doppio binario: interna ed esterna.
Così la goccia si è trasformata in un fiume in piena e le stesse socie bolognesi hanno firmato un documento per chiedere un’assemblea straordinaria di circolo per poter ridiscutere lo statuto e la disaffiliazione dal nazionale.
Quarantuno le socie presenti e quarantuno i voti favorevoli alle cinque singole modifiche dello statuto: un plebiscito vero e proprio che ha dimostrato la compattezza del circolo bolognese.
Da ieri sera, dunque, Arcilesbica Bologna lascia il posto a Lesbiche Bologna, un nome provvisorio, è vero, ma che vuole garantire la continuità dei progetti già in corso e che manterrà lo stesso direttivo, con la presidente Carla Catena, Pierangela Falco, Maria Laricchia e Anita Lombardi.
La nuova associazione è affiliata all’Arci regionale ed è stata salutata con entusiasmo dal presidente Stefano Brugnara, che si è detto felice di avere affiliata un’associazione che ha nel suo statuto i valori di Arci e che si occupa di tematiche fondamentali per quest’ultima.
Tra i principali obbiettivi, ci sono una legge contro l’omolesbobitransfobia regionale e nazionale, matrimonio egalitario e possibiltà di adozione per coppie e singole con possibilità di accesso alla Pma per tutte le donne, libero accesso all’aborto, lotta contro ogni tipo di violenza perpetrata sulle donne, ma soprattutto impegno per avere un’associazione di lesbiche, bisessuali e trans che sia veramente plurale e inclusiva e che parta dalle vite di ognuna per elaborare teorie e pratiche politico-culturali. E, ovviamente, mantenendo tutte le relazioni istituzionali con il Comune e la Regione già esistenti.
Tutto ciò nell’anno del ventennale della nascita del circolo, un cerchio che simbolicamente si chiude per lasciare spazio a un qualcosa di nuovo sì, ma che riparta da quel passato glorioso che il circolo bolognese – storicamente il più forte – indubbiamente ha.
Bologna ha dato un segnale forte. Una rottura netta che potrebbe aprire la strada alla disaffiliazione di altri circoli sparsi per l’Italia: Udine, Perugia e Bari su tutti, circoli che, con livelli d’avanzamento diversi, sembrano voler procedere nella stessa direzione.
Il monolite viola di Arcilesbica nazionale sembra essere pronto a sgretolarsi dalle fondamenta.
Alle attiviste di Lesbiche Bologna e agli altri circoli che vorranno seguire questo percorso ora toccherà raccogliere il testimone di vent’anni di rivendicazioni lesbiche e femministe. Senza lasciare fuori nessuna.

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